2 Haziran 2016 Perşembe

Il Ritmo Degli Atomi

Il Ritmo Degli Atomi

Se le menti più eminenti del mondo riescono a svelarare solo con difficoltà le opere più intrinseche della natura, come si può pensare che queste siano semplicemente il risultato di un incidente non voluto, il prodotto del caso?Paul Davies, docente di fisica teorica.31
In generale gli scienziati concordano sul fatto che, stando ai calcoli, il Big Bang si sia verificato circa 17 miliardi di anni fa. Tutto il materiale cosmico che costituisce l’universo è stato creato dal nulla, ma seguendo una straordinario disegno di cui abbiamo parlato nei primi due capitoli. Ciononostante, l’universo scaturito dal Big Bang sarebbe potuto essere diverso da quello attuale, ossia il nostro.
Ad esempio, se i valori delle quattro forze fondamentali fossero stati diversi, l’universo sarebbe formato solo da radiazioni e sarebbe divenuto un fazzoletto di luce senza stelle, galassie, esseri umani né altro. È stato grazie allo straordinario equilibrio delle quattro forze che sono nati gli “atomi (i componenti di quella che chiamiamo “materia”).
Gli scienziati sono d’accordo anche sul fatto che nei quattordici secondi successivi al Big Bang, i primi due elementi più semplici a formarsi furono l’idrogeno e l’elio. Questi si sono formati come risultato di una riduzione nell’entropia universale che stava causando la propagazione multidirezionale della materia. In altre parole, all’inizio l’universo non era altro che un accumulo di atomi di idrogeno ed elio. Ancora una volta, se così fosse rimasto, non ci sarebbero stati stelle, pianeti, pietre, suolo, alberi o esseri umani. Sarebbe stato un universo senza vita costituito da due soli elementi.
Il carbonio, l’elemento fondamentale della vita, è molto più pesante dell’idrogeno e dell’elio. Com’è nato?
Nel tentativo di dare una risposta alla domanda, gli scienziati sono incappati in una delle scoperte più sorprendenti di questo secolo.

La struttura degli elementi

atomo
1. neutrone, 2. protone (+), 3. elettrone (-)
La chimica è una scienza che si occupa della composizione, della struttura, delle proprietà delle sostanze e delle trasformazioni che subiscono. Il fondamento della chimica moderna è la tavola periodica degli elementi. Il primo ad abbozzarla fu il chimico Dmitrij Ivanovič Mendeleev, che dispose gli elementi in base alla loro struttura atomica. L’idrogeno, composto da un protone nel nucleo e da un elettrone che vi gira intorno, occupa il primo posto nella tavola perché è il più semplice di tutti gli elementi.
I protoni sono particelle subatomiche che trasportano una carica elettrica positiva nel nucleo dell’atomo. L’elio, con due protoni, occupa il secondo posto della tavola periodica. Il carbonio possiede sei protoni e l’ossigeno otto. Tutti gli elementi differiscono nel numero di protoni che contengono.
Un’altra particella presente nel nucleo di un atomo è il neutrone. A differenza dei protoni, i neutroni non trasportano alcuna carica elettrica: in altre parole sono neutri, da lì il nome.
La terza particella elementare di cui sono composti gli atomi è l’elettrone che ha una carica elettrica negativa. In ciascun atomo, il numero di protoni e di elettroni è lo stesso. A differenza dei protoni e dei neutroni, gli elettroni non si trovano all’interno del nucleo. Difatti vi ruotano intorno ad alta velocità, il che serve a mantenere separate le cariche positive e negative.
Sono le differenze nella struttura atomica (il numero di protoni/elettroni) a rendere gli elementi diversi gli uni dagli altri.
Un regola fondamentale della chimica classica è che gli elementi non si possono trasformare. Convertire il ferro (con ventisei protoni) in argento (con diciotto) comporterebbe l’eliminazione di otto protoni dal nucleo. Ma i protoni sono uniti dalla forza nucleare forte e il numero di protoni in un nucleo può essere modificato solo nelle reazioni nucleari. Pertanto, tutte le reazioni che avvengono in condizioni terrestri sono reazioni chimiche che dipendono dallo scambio di elettroni e che non alterano il nucleo.
Nel medioevo esisteva una “scienza” chiamata alchimia, il precursore della chimica moderna. Gli alchimisti, ignari della tavola periodica o delle strutture atomiche degli elementi, pensavano che fosse possibile trasformare gli elementi (l’oggetto del desiderio, per ovvie ragioni, era la trasformazione del ferro in oro). Adesso sappiamo che ciò che gli alchimisti intendevano fare è impossibile nelle condizioni che esistono sulla Terra: le temperature e le pressioni necessarie per una tale trasformazione sono troppo elevate da riprodurre in uno qualsiasi dei laboratori terrestri. Ma è possibile se si ha a disposizione il giusto posto per farlo.
E il posto giusto pare essere il cuore delle stelle.

Giganti rosse: i laboratori di alchimia dell’universo

La temperatura necessaria per vincere la riluttanza dei nuclei a modificarsi è di circa 10 milioni di gradi Celsius. Ecco spiegato perché “l’alchimia”, in senso reale, avviene solo nelle stelle. In quelle di media grandezza come il Sole, l’enorme energia irradiata è il risultato dell’idrogeno che si fonde in elio.
sole
Le giganti rosse sono stelle enormi, cinquanta volte più grandi del nostro Sole. Nelle profondità di queste giganti ha luogo uno straordinario processo.
Tenendo a mente questa breve analisi della chimica degli elementi, ritorniamo agli istanti successivi al Big Bang. Abbiamo detto che dopo il Big Bang esistevano solo atomi di elio e di idrogeno. Gli astronomi credono che le stelle di tipo solare (ad esempio il Sole) si siano formate come risultato di nebulose (nuvole) di idrogeno ed elio fino a che non è iniziata la reazione termonucleare che trasforma l’idrogeno in elio. E così sono nate le stelle. Ma il nostro universo è ancora privo di vita. Per la vita, sono necessari elementi più pesanti (ossigeno e carbonio). C’è bisogno, dunque, di un altro processo che preveda la conversione dell’idrogeno e dell’elio in altri elementi.
Gli “impianti di manifattura” di questi elementi pesanti sono le giganti rosse, una classe di stelle cinquanta volte più grandi del Sole.
Le giganti rosse sono molto più calde delle stelle di tipo solare e questa caratteristica consente loro di fare qualcosa che le altre stelle non possono: trasformare l’elio in carbonio. Però, questo processo non è semplice nemmeno per una gigante rosse. Come afferma l’astronomo Greenstein: "anche adesso, che abbiamo la risposta in pugno (cioè come avviene), il metodo che impiegano sembra sorprendente."32
Il peso atomico dell’elio è 2: ossia ha un nucleo con due protoni. Il peso atomico del carbonio è pari a 6. Alle alte temperature delle giganti rosse, i tre atomi di elio si fondono in atomi di carbonio. Questa è “l’alchimia” che, dopo il Big Bang, ha fornito all’universo gli elementi più pesanti.
Ma come abbiamo detto: non è semplice. È quasi impossibile persuadere due atomi di elio a unirsi e del tutto impossibile farlo con tre. Com’è stato possibile, quindi, ottenere i sei protoni per il carbonio?
Si tratta di un processo a due fasi. Nella prima, i due atomi di elio si sono fusi in un elemento intermedio con quattro protoni e quattro neutroni. Successivamente, un terzo atomo di elio si è aggiunto a questo elemento intermedio per formare un atomo di carbonio con sei protoni e sei neutroni.
L’elemento intermediario è il berillio. Il berillio si trova in natura sulla Terra, ma quello presente sulle giganti rosse è diverso: ossia, consiste di quattro protoni e quattro neutroni, mentre quello terrestre presenta cinque neutroni. "Il berillio delle giganti rosse" è una versione leggermente diversa. È quello che in chimica si chiama “isotopo”.
Adesso arriva la vera sorpresa. L’isotopo del berillio delle “giganti rosse” risulta essere incredibilmente instabile. Gli scienziati hanno studiato questo isotopo per anni e hanno scoperto che una volta formatosi si scompone in un femtosecondo.
Come può questo isotopo instabile del berillio, che si forma e si disgrega in così breve tempo, unirsi a un atomo di elio per formare un atomo di carbonio? È come tentare di disporre un terzo mattone sopra altri due che schizzano via l’uno dall’altro in un femtosecondo se capitano uno sull’altro e cercare così di costruire un edificio. Come avviene questo processo nelle giganti rosse? Questa domanda ha rappresentato per anni un gran rompicapo per i fisici che non sono riusciti a fornire una risposta. L’astrofisico americano Edwin Salpeter ha infine scoperto la chiave del mistero fornendo il concetto di “risonanza atomica”.

Risonanza e doppia risonanza

Si definisce “risonanza” l’armonia di frequenze (vibrazioni) di due materiali diversi.
Dall’esperienza comune abbiamo tratto un esempio che ci darà l’idea di ciò che i fisici intendono per “risonanza atomica”. Immaginatevi insieme a un bambino in un parco giochi con delle altalene. Il bambino si siede sull’altalena e iniziate a spingerlo. Per far sì che continui l’oscillazione, dovete effettuare la spinta da dietro. Ma in tutto ciò è importante la sequenza temporale delle spinte. Ogni volta che vi si avvicina il sedile dell’altalena, dovete applicare la forza di spinta al momento giusto: ossia quando il sedile si trova nel punto più alto del suo movimento verso di voi. Se effettuate la spinta troppo presto, ne risulterà una collisione che disturberà il momento ritmico dell’altalena; in caso contrario, avrete sprecato uno sforzo poiché il sedile si era già allontanato da voi. In altre parole, la frequenza delle spinte deve essere in sintonia con la frequenza dell’avvicinamento del sedile verso di voi.
Questa "armonia di frequenze" viene chiamata dai fisici “risonanza”. L’altalena ha una frequenza: ad esempio, si avvicina a chi effettua la spinta con la forza delle braccia ogni 1,7 secondi. Naturalmente, è possibile variarne la frequenza del movimento e, in tal caso, bisognerebbe cambiare anche la frequenza delle spinte, altrimenti l’oscillazione non avverrebbe correttamente.33
berillio, carbonio
1. Nucleo di elio, 2. Nucleo di carbonio, 3. Normale berillio presente sulla Terra, 4. L’isotopo straordinariamente instabile del berillio che si forma nelle giganti rosse.
Così come possono “risuonare” due o più corpi, altrettanto può accadere quando un corpo in movimento provoca il moto di un altro. Questo genere di risonanza, chiamata “risonanza acustica”, è percepibile negli strumenti musicali quali, ad esempio, due violini ben accordati. Se si suona uno di questi violini nella stessa stanza in cui è presente anche l’altro, le corde di quest’ultimo cominceranno a vibrare e a produrre un suono nonostante non vi sia nessuno a toccarlo. La vibrazione dell’uno provoca una vibrazione nell’altro grazie alla sintonizzazione sulla stessa frequenza di entrambi gli strumenti.34
Gli esempi sulla risonanza riportati sono semplici e facili da riscontrare. Ma ci sono altre risonanze in fisica che non sono affatto altrettanto palesi e, nel caso del nucleo degli atomi, le risonanze possono essere complesse e delicate.
Fred Hoyle
Fred Hoyle fu il primo a scoprire lo straordinario equilibrio delle reazioni nucleari che si verificano nelle giganti rosse. Sebbene fosse ateo, Hoyle ammise che questo equilibrio non poteva essere spiegato col caso e che si trattava di un piano intenzionale.
Tutti i nuclei atomici possiedono un livello di energia naturale che i fisici hanno scoperto dopo studi annosi. Questi livelli di energia differiscono gli uni dagli altri, sebbene siano stati riscontrati rari casi di risonanza tra nuclei atomici. Quando avvengono tali risonanze, i moti dei nuclei sono in sintonia tra loro come nei casi sopracitati dell’altalena e del violino. Il punto chiave è che la risonanza accelera le reazioni nucleari che possono ripercuotersi sui nuclei.35
Studiando come le giganti rosse danno vita al carbonio, Edwin Salpeter suggerì l’esistenza di una risonanza tra i nuclei di elio e di berillio che facilita la reazione. Questa risonanza, disse, agevola la fusione degli atomi di elio in berillio e ciò spiega la reazione nelle giganti rosse. Ma questa idea venne smentita da alcune ricerche postume.
Fred Hoyle fu il secondo astronomo a occuparsi della questione. Hoyle si ispirò all’idea di Salpeter ma si spinse oltre, introducendo il concetto di “doppia risonanza”. Hoyle affermava che a manifestarsi erano due risonanze: una che causava la fusione dei due atomi di elio in berillio e un’altra che provocava l’annessione a questa formazione instabile di un terzo atomo di elio. Nessuno credeva a Hoyle. Già era difficile accettare l’idea che una risonanza così precisa si verificasse una volta; che ciò potesse avvenire una seconda volta era addirittura impensabile. Hoyle portò avanti la sua ricerca per anni e, alla fine, provò l’esattezza della sua teoria: nelle giganti rosse avveniva davvero una doppia risonanza. In un momento ben preciso due atomi di elio entravano in risonanza e un atomo di berillio compariva nel femtosecondo necessario a produrre il carbonio.
George Greenstein descrive perché questa doppia risonanza sia davvero un meccanismo straordinario:
In questa storia di “elio-berillio-carbonio” vi sono rispettivamente tre strutture e due risonanze a sé stanti. Non è facile comprendere il motivo per cui questi nuclei collaborino senza problemi… Altre reazioni nucleari non procedono con una tale concatenazione di colpi di fortuna… È come scoprire l’esistenza di risonanze complesse e profonde tra un’auto, una bici e un camion. Perché delle strutture così disparate dovrebbero essere così perfettamente compatibili? Da ciò dipende la nostra esistenza e quella di ogni forma di vita nell’universo.36
Negli anni successivi si scoprì che dal risultato di tali risonanze anomale si formano anche altri elementi quali l’ossigeno. Nonostante fosse un materialista accanito, dopo aver scoperto queste “transazioni straordinarie”, Hoyle ammise nel suo libro Galassie, nuclei e quasar che le risonanze doppie dovevano essere il risultato di un progetto e non della coincidenza.37 In un altro articolo, scrisse:
Se si volessero produrre quantità approssimativamente uguali di carbonio e ossigeno attraverso la nucleosintesi stellare, questi sarebbero i due livelli da dover fissare e il valore dovrebbe corrispondere esattamente a dove si trovano questi livelli… Un’interpretazione logica dei fatti suggerisce che un superintelletto si sia preso gioco della fisica, della chimica e della biologia e che in natura non valga la pena tirare in ballo forze cieche. I numeri che vengono fuori dai calcoli mi sembrano così stupefacenti da farmi credere che questa sia l’unica conclusione possibile.38
Hoyle dichiarò che gli scienziati non dovrebbero sottovalutare la conclusione indiscutibile di questa pura verità.
Credo che nessuno scienziato che abbia esaminato le prove possa esimersi dal dedurre che le leggi della fisica nucleare sono state deliberatamente concepite tenendo in conto le conseguenze che producono all’interno delle stelle. 39
Questa verità è stata espressa nel Corano 1400 anni fa. Allah parla dell’armonia della creazione dei cieli nel versetto: Non avete considerato come Allah ha creato sette cieli sovrapposti (Surah Nuh: 15)

Il Sole: un laboratorio di alchimia meno evoluto

Sole
1.Idrogeno combustibile, 2. Il calore raggiunge la superficie passando per lo strato di idrogeno, 3. Il calore che raggiunge la superficie si disperde, 4. Nucleo di elio.
Il Sole è un gigantesco reattore nucleare che trasforma costantemente atomi di idrogeno in elio e durante questo processo si produce calore. L’importanza di questo processo consiste nell’incredibile precisione con cui queste reazioni sono bilanciate con il Sole. Il più piccolo mutamento in una sola di queste forze che agiscono sulle reazioni comporterebbe la loro non riuscita o un’esplosione catastrofica.
La conversione dell’elio in carbonio descritta sopra è l’alchimia delle giganti rosse. Nelle stelle più piccole, come nel caso del Sole, avviene un’alchimia più semplice. Il Sole converte l’idrogeno in elio e questa reazione è la fonte della sua energia.
Queste reazione è essenziale anche per noi, più di quanto possano esserlo quelle che avvengono nelle giganti rosse. Inoltre, anche la reazione nucleare del Sole è un processo “progettato”, proprio come quello delle giganti rosse.
L’idrogeno, l’elemento in ingresso di questa reazione, è l’elemento più semplice dell’universo poiché il suo nucleo comprende un solo protone. In un nucleo di elio, ci sono due protoni e due neutroni. Il processo che avviene nel Sole è la fusione di quattro atomi di idrogeno in un unico atomo di elio.
Durante questo processo viene rilasciata una cospicua quantità di energia, e quasi tutta l’energia termica e luminosa che raggiunge la Terra non è altro che il risultato di questa reazione nucleare solare.
Come avviene con le reazioni sulle giganti rosse, anche quella nucleare solare implica un numero di aspetti imprevisti senza i quali non potrebbe aver luogo. Non si possono semplicemente “incastrare” quattro atomi di idrogeno insieme e trasformarli in elio come nulla fosse. Affinché ciò avvenga è necessario un processo a due fasi, come quello delle giganti rosse. In una prima fase, i due atomi di idrogeno si combinano per formare un nucleo intermedio chiamato deuterone, formato da un solo protone e da un solo netrone.
Quale forza può essere tanto grande da produrre un deuterone incastrando insieme due nuclei? La "forza nucleare forte", una delle quattro forze fondamentali dell’universo menzionate precedentemente. Si tratta della forza fisica più intensa dell’universo ed è miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte più potente di quella gravitazionale. Solo una forza del genere potrebbe unire due nuclei a quel modo.
La cosa davvero curiosa è che alcuni studi dimostrano che, nonostante la sua potenza, quest’ultima basta appena per permettere alla forza nucleare di fare ciò che deve. Se fosse leggermente più debole non basterebbe a unire i due nuclei. Piuttosto, i due protoni in avvicinamento si respingerebbero immediatamente e la reazione nel Sole finirebbe in una bolla di sapone. In altre parole, il Sole non sarebbe una stella irradiatrice di energia. A tal riguardo George Greenstein afferma: “se solo la forza nucleare forte fosse stata leggermente meno potente, la luce del mondo non avrebbe mai illuminato”.40
element
1. Nuclei di idrogeno con un unico protone, 2. Nucleo di elio con due protoni e due neutroni, 3.Nuclei di idrogeno con un unico protone, 4. Nucleo di deuterone con un protone e un neutrone, 5. Nuclei di idrogeno con un unico protone, 6. Nucleo diprotone con due protoni
LA REAZIONE CRITICA NEL SOLE
1) In alto: Quattro atomi di idrogeno nel Sole si uniscono per formare un unico atomo di elio. 2) Sotto: È un processo bifase. Dapprima i due atomi di idrogeno si combinano a formare un deuterone. La lentezza di questa trasformazione è ciò che consente al Sole di ardere costantemente. 3) Pagina a fronte: Se la forza nucleare forte fosse un po’ più intensa, al posto di un deuterone si formerebbe un diprotone. Una reazione del genere, tuttavia, non potrebbe essere protratta nel tempo: in pochi secondi si verificherebbe un’esplosione catastrofica.
E se, invece, fosse stata più potente? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima dare un’occhiata più attenta al processo di conversione dei due atomi di idrogeno in deuterone. Dapprima, uno dei protoni viene privato della carica elettrica e diventa neutrone. Questo neutrone, unendosi a un protone, forma un deuterone. La forza che scatena questa unione è la “forza nucleare forte”; invece, la forza che trasforma un protone in un neutrone è un’altra e viene chiamata “forza nucleare debole”. È debole solo al confronto con l’altra e ci impiega circa dieci minuti per portare a termine la conversione. A livello atomico, è un tempo immensamente lungo e ha l’effetto di rallentare la velocità a cui avviene la reazione nel Sole.
Adesso ritorniamo alla domanda: Cosa accadrebbe se la forza nucleare forte fosse più potente? La risposta è che la reazione nel Sole verrebbe modificata drasticamente poiché la forza nucleare debole sarebbe eliminata dalla reazione.
Se la forza nucleare forte fosse più potente, sarebbe in grado di fondere insieme i due protoni immediatamente e senza dover aspettare i dieci minuti necessari per convertire un protone in un neutrone. Il risultato sarebbe un nucleo con due protoni invece di un deuterone. Questo genere di nucleo dagli scienziati viene definito “diprotone”. Si tratta di una particella teorica e tuttavia non è mai stata riscontrata in natura. Ma se la forza fosse stata più potente, nel Sole esisterebbero dei diprotoni veri. E quindi? Beh, una volta eliminata la conversione protone-neutrone, verrebbe eliminata “la valvola” che fa funzionare lentamente il “motore” del Sole. George Greenstein afferma che questo sarebbe il risultato:
Il Sole cambierebbe perché la prima fase della formazione dell’elio non sarebbe più quella della formazione del deuterone, bensì quella della formazione del diprotone. E questa reazione non implicherebbe affatto la trasformazione di un protone in un neutrone. Verrebbe a mancare il ruolo della forza debole e sarebbe sfruttata solo la forza forte…e, come risultato, il combustibile del Sole diverrebbe improvvisamente ottimo. Diventerebbe tanto potente e così ferocemente reattivo da far esplodere istantaneamente il Sole e ogni altra stella simile.41
L’esplosione del Sole causerebbe la distruzione del mondo e di ciò che contiene, bruciando il nostro pianeta azzurro in pochi secondi. Grazie al fatto che la forza nucleare forte è ben calibrata (né troppo forte, né troppo debole) la reazione nucleare del Sole è rallentata e le stelle possono irradiare luce ed energia per miliardi di anni. È questa precisa “calibratura” che consente al genere umano di vivere. Se ci fosse anche la più piccola sbavatura numerica, le stelle (incluso il Sole) non esisterebbero o, se esistessero, esploderebbero in breve tempo.
In altre parole, la struttura del Sole non è né casuale né involontaria. Anzi, al contrario: Allah ha creato il Sole affinché possano vivere gli individui, come espletato nel versetto:
Il Sole e la Luna [si muovono] secondo calcolo [preciso]. (Surat ar-Rahman: 5)

Protoni ed elettroni

Finora abbiamo esaminato questioni riguardanti le forze che agiscono sui nuclei atomici. Ma, all’interno dell’atomo, c’è un altro importante equilibrio da considerare: quello tra il nucleo e gli elettroni.
Detto in termini spiccioli, gli elettroni ruotano intorno al nucleo e ciò avviene grazie alla carica elettrica. Gli elettroni hanno una carica negativa mentre i protoni una positiva. Le cariche opposte si attraggono e gli elettroni dell’atomo vengono attirati verso il nucleo. Ma gli elettroni si muovono a una velocità elevata che, in condizioni normali, comporterebbe un allontanamento dal nucleo. Queste due forze (attrazione e repulsione) sono in equilibrio e permettono agli elettroni di ruotare attorno al nucleo.
L’equilibrio negli atomi si ha anche in termini di cariche elettriche: il numero di elettroni orbitanti è lo stesso di quello dei protoni nel nucleo (ad esempio, l’ossigeno ha otto protoni e otto elettroni). In questo modo, la forza elettrica di un atomo è bilanciata e l’atomo è elettricamente neutro.
Finora si è parlato di fondamenti della chimica. Tuttavia, c’è un aspetto in questa struttura apparentemente semplice che sfugge a molti. In termini di peso e dimensioni, il protone è molto più grande dell’elettrone. Se un elettrone fosse grande quanto una noce, un protone sarebbe grande quanto un uomo.
Elettrone
1.protone (+), 2. Elettrone
Sia la massa che il volume di un protone sono più grandi di quelli di un elettrone ma, stranamente, queste due particelle hanno le stesse cariche elettriche (sebbene opposte). Ecco perché gli atomi sono elettricamente neutri.
Fisicamente parlando sono parecchio diversi.
Ma le loro cariche elettriche sono le stesse!
Sebbene queste siano opposte (elettroni negativa, protoni positiva) sono anche uguali. Non esiste un’ovvia ragione per cui sia così. Plausibilmente (e “logicamente”) un elettrone dovrebbe trasportare una carica molto più piccola perché è anch’esso più piccolo.
Ma se fosse così, cosa accadrebbe?
Cosa accadrebbe se tutti gli atomi dell’universo fossero caricati positivamente invece di avere una carica neutra? Poiché cariche uguali si respingono, tutti gli atomi dell’universo si respingerebbero a vicenda e non esisterebbe la materia così come ci appare.
E se ciò succedesse adesso? Cosa accadrebbe se tutti gli atomi cominciassero a respingersi tra loro?
Accadrebbero cose fuori dal normale. Cominciamo con i mutamenti che avverrebbero nel nostro corpo. Al momento del cambiamento, le mani e le gambe che sorreggono questo libro si disfarebbero subito. E la stessa sorte toccherebbe anche al corpo, alle gambe, agli occhi, ai denti; ogni parte del corpo esploderebbe in un attimo.
La stanza in cui vi ritrovate e il mondo che la circonda esploderebbe in un attimo. I mari, le montagne, i pianeti, il sistema solare, le stelle, le galassie nell’universo diventerebbero polvere atomica. E nel mondo non ci sarebbe più nulla da osservare. L’universo si trasformerebbe in una massa di atomi disorganizzati che si respingerebbero tra di loro.
Di quanto dovrebbe differire la dimensione delle cariche elettriche dei protoni e degli elettroni per far avvenire questa catastrofe? Un percento? Un decimo di uno percento? In The Symbiotic Universe, George Greenstein risponde alla domanda:
Se le due cariche differissero anche solo di una parte su 100 miliardi, i piccoli oggetti come le pietre, le persone e simili verrebbero spazzate via. Per esistere, le strutture più grandi, come la Terra e il Sole, richiedono un equilibrio ancora più perfetto di una parte su un miliardo di miliardi.42 
Eccoci di fronte a un altro equilibrio perfettamente “calibrato” che prova che l’universo è stato disegnato intenzionalemente e creato per uno scopo specifico. Come affermano John D. Barrow e Frank J. Tipler nel loro libro Il principio antropico"c’è un disegno grandioso nell’universo che favorisce lo sviluppo di vita intelligente."43
Naturalmente ogni disegno prova l’esistenza di una volontà che lo progetta. Si tratta di Allah onnipotente, Signore di tutti i mondi, il Potere che ha creato l’universo dal nulla e che lo ha disegnato e modellato a suo piacimento. Come si afferma nel Corano "Sareste voi più difficili da creare o il cielo che [Egli] ha edificato? Ne ha innalzato la volta e le ha dato perfetta armonia, (Surat an-Nazi'at: 27-28)
Grazie agli straordinari equilibri che abbiamo visto in questo capitolo, la materia è in grado di rimanere stabile e questa stabilità è la prova della perfezione della creazione di Allah, come ci rivela il Corano:
E fa parte dei Suoi segni che il cielo e la Terra si tengan ritti per ordine Suo (Surat ar-Rum: 25)

NOTES

31 Paul Davies, Superforce, New York: Simon and Schuster, 1984, p. 235-236
32 George Greenstein, The Symbiotic Universe, p. 38
33 Grolier Multimedia Encyclopedia, 1995
34 Grolier Multimedia Encyclopedia, 1995
35 La risonanza a cui si fa riferimento si verifica come segue: quando due nuclei atomici si fondono, il nuovo nucleo che ne deriva assume sia l’energia a riposo dei due nuclei che lo compongono, sia la loro energia cinetica. Questo nuovo nucleo tende a raggiungere un particolare livello di energia entro la scala di energia naturale dell’atomo. Tuttavia, ciò è possibile solo se l’energia totale che riceve corrisponde a tale livello di energia. Se non corrisponde, allora il nuovo nucleo decade subito. Perché il nuovo nucleo ottenga stabilità, l’energia accumulata nel suo corpo e il livello di energia naturale che si forma dovrebbero essere uguali. Una volta ottenuta questa uguaglianza si verifica la “risonanza”. Tuttavia, questa risonanza è un’armonia molto rara con una bassa probabilità che si verifichi. 
36 George Greenstein, The Symbiotic Universe, p. 43-44
37 Paul Davies. The Final Three Minutes, New York: BasicBooks, 1994, p. 49-50 (Quoted from Hoyle)
38 Fred Hoyle, "The Universe:Past and Present Reflections", Engineering and Science, November 1981, pp. 8-12 
39 Fred Hoyle, Religion and the Scientists, London: SCM, 1959; M. A. Corey, The Natural History of Creation, Maryland: University Press of America, 1995, p. 341
40 George Greenstein, The Symbiotic Universe, p. 100
41 George Greenstein, The Symbiotic Universe, p. 100
42 George Greenstein, The Symbiotic Universe, p. 64-65
43 W. Press, "A Place for Teleology?", Nature, vol. 320, 1986, p. 315

L’ordine Nei Cieli

L’ordine Nei Cieli

…Dietro le cose deve esserci un qualcosa che, in qualche modo, le dirige. E ciò, si potrebbe dire, è una specie di prova matematica della divinità.  Guy Marchie, scrittore di scienza statunitense 44
spazio
Nella notte del 4 luglio del 1054, gli astronomi cinesi furono testimoni di un evento straordinario: una stella molto luminosa apparve improvvisamente vicino alla costellazione del Toro. Era così luminosa che si poteva osservare anche di giorno. Di notte era più luminosa della Luna.
Ciò che osservarono gli astronomi cinesi fu uno dei fenomeni più interessanti e catastrofici dell’universo. Si trattava di una supernova.
La supernova è una stella, risultato di un’esplosione. Un’enorme stella si distrugge da sola e il materiale del suo nucleo si dissemina ovunque. La luce prodotta durante l’evento è mille volte più luminosa del normale.
Oggi gli scienziati pensano che le supernove svolgano un ruolo chiave nella formazione dell’universo. Sono queste esplosioni a causare la dislocazione di elementi differenti in parti diverse dell’universo. Si suppone che il materiale scaturito dalle esplosioni in un secondo momento si combini a formare una nuova stella o una nuova galassia da qualche altra parte dell’universo. Secondo questa ipotesi, il nostro sistema solare, il Sole e i pianeti inclusa la Terra, sono il prodotto di alcune supernove incredibilmente remote.
Sebbene le supernove diano l’idea di essere esplosioni comuni, di fatto sono minuziosamente strutturate nei minimi particolari. In Nature's Destiny Michael Denton scrive:
Le distanze tra le supernove e tra tutte le stelle sono fondamentali per altre ragioni. Se nella nostra galassia la distanza fra le stelle fosse inferiore, le orbite planetarie sarebbero destabilizzate. Se fosse superiore, i detriti espulsi dalla supernova sarebbero distribuiti in modo così sparso che, in tutta probabilità, i sistemi planetari come il nostro non si sarebbero mai formati. Affinché il cosmo ospiti la vita, allora il brillare di una supernova deve avvenire a un ritmo ben preciso e la distanza tra le supernove, e quindi tra tutte le stelle, deve approssimarsi di molto alla cifra effettivamente osservata.45
Le distanze delle supernove e delle stelle rappresentano altri due elementi ben “calibrati” di questo miracoloso universo. Esaminando l’universo più in profondità, non si può non notare quanto sia perfetta la sua composizione sia da un punto di vista organizzativo che progettuale.

Perché c’è così tanto spazio?

spazio
Le gigantesche esplosioni note come “supernove” causano il moto della materia nell’universo. Le enormi distanze tra le stelle e le galassie dell’universo moderano il rischio che tali esplosioni ledano altri corpi celesti.
Ricapitoliamo alcuni punti trattati precedentemente. Dopo il Big Bang, l’universo era una nebulosa di soli idrogeno ed elio. Gli elementi più pesanti vennero prodotti successivamente come risultato delle reazioni nucleari intenzionalemente previste.
Ciononostante, la sola esistenza di elementi più pesanti non rende l’universo un luogo adatto alla vita. La chiave sta nel capire come si sia formato e ordinato l’universo.
Inizieremo domandandoci quanto sia grande l’universo.
Il pianeta Terra costituisce una parte del sistema solare formato da nove importanti pianeti con cinquantaquattro satelliti e un infinito numero di asteroidi, tutti rotanti intorno a un’unica stella chiamata “Sole”, una stella di medie dimensioni se paragonata con le altre presenti nell’universo. Contando a partire dal Sole, la Terra è il terzo pianeta.
Cerchiamo di capire innanzitutto quanto è grande il sistema solare. Il diametro del Sole è 103 volte quello della Terra. Tanto per capirci, il diametro del pianeta Terra è di 12.200 chilometri. A voler fare un paragone, la Terra corrisponderebbe a una pallina di vetro e il Sole a un pallone da calcio. Ma il dato interessante è la distanza tra i due. Sempre utilizzando lo stesso esempio, le due palle disterebbero 280 metri e gli oggetti rappresentanti i pianeti più esterni dovrebbero essere disposti molti chilometri più lontano.
Sebbene possa apparire grande, la dimensione del sistema solare è abbastanza minuscola se paragonata alla galassia di cui fa parte, la Via Lattea. Ci sono più di 250 miliardi di stelle nella Via Lattea, alcune simili al Sole, talune più grandi e altre più piccole. La stella più vicina al Sole è Alpha Centauri. Se al nostro esempio volessimo aggiungere quest’altra stella, la dovremmo collocare a 78000 chilometri.
Invero abbiamo ornato di stelle il cielo più vicino.(Surat as-Saffat: 6)
Si tratta di una distanza così grande di cui non è facile rendersi conto. Proviamo a fare un esempio più immediato. Supponiamo che la Terra sia una particella di polvere. A questo punto, il Sole corrisponderebbe a una noce e disterebbe 3 metri dalla Terra. In questo esempio, l’Alfa Centauri verrebbe collocata a 640 chilometri dal Sole.
spazio
La Via Lattea consiste di circa 250 miliardi di stelle disposte tra loro a una distanza sorprendentemente uniforme. All’interno di questa galassia a spirale, il Sole non si trova in una posizione centrale, bensì più esterna.
Anche la Via Lattea, rispetto alla vasta dimensione dell’universo, appare insignificante. Ma è solo una delle tante galassie (stando a calcoli recenti sarebbero circa 300 miliardi). E le distanze tra le galassie sono milioni di volte maggiori rispetto a quella tra il Sole e Alpha Centauri.
George Greenstein, in The Symbiotic Universe, commenta così questa vastità inimmaginabile:
Se le stelle fossero state un po’ più vicine, le scienze astrofisiche non sarebbero state così diverse. I processi fisici fondamentali che si manifestano nelle stelle, nelle nebulose e simili, sarebbero proseguiti immutati. L’aspetto della nostra galassia, così com’è osservato da un punto di osservazione lontano, sarebbe stato lo stesso. L’unica differenza consisterebbe nella visuale notturna del cielo dal prato in cui sono disteso, che sarebbe più ricca di stelle. Eh, sì, cambierebbe anche un’altra cosuccia: non sarebbe esistito alcun io a guardare il cielo… Quanto spazio sprecato! Ma, in effetti, è proprio in questo spreco che si nasconde la nostra salvezza.46 
Greenstein ne spiega anche le ragioni. A suo parere, sono le enormi distanze nello spazio a consentire a certe variabili fisiche di essere così come sono, ossia esattamente adatte alla vita umana. Egli sottolinea anche l’importanza di questo enorme spazio che consente alla Terra di esistere e che riduce al minimo il rischio di collisione con altre stelle.
Riassumendo, la distribuzione dei corpi celesti nello spazio è esattamente quella adatta a garantire l’esistenza della vita umana sul nostro pianeta. Questi spazi enormi sono il risultato di un disegno concepito per uno scopo e non il risultato di una pura coincidenza.

Entropia e ordine

vecchio
Un’auto abbandonata si deteriora e si rovina. Nell’universo tutto è soggetto a entropia: la legge dice che, se lasciata a se stessa, col tempo ogni cosa perde stabilità e organizzazione.
Per capire il concetto di ordine nell’universo, dobbiamo prima parlare del Secondo Principio della Termodinamica, una delle fondamentali leggi fisiche universali.
Questo principio afferma che, se abbandonati a se stessi, col passare del tempo i sistemi organizzati diventerebbero instabili e meno organizzati. Questo principio è noto anche come “Legge dell’entropia”. In fisica, l’entropia è il grado di disordine di un sistema. La transizione di un sistema da una condizione di stabilità a uno di instabilità equivale ad aumentarne l’entropia. L’instabilità è direttamente correlata all’entropia di quel sistema.
Si tratta di un luogo comune e ogni giorno possiamo osservarne molti esempi intorno a noi. Se si abbandona un’auto in un luogo all’aperto per un anno o anche per un paio di mesi, di sicuro non ci si può aspettare di ritrovarla nelle stesse condizioni iniziali. Probabilmente gli pneumatici saranno sgonfi, i finestrini rotti, alcune parti del motore e del telaio saranno corrose, ecc. Lo stesso capita quando non si riassetta la casa per un paio di giorni. Infatti, col passare del tempo si noterà maggiore sporcizia e disordine. Questo è un esempio di entropia; ovviamente tutto può tornare come prima pulendo, riordinando tutto e gettando fuori l’immondizia.
Il secondo principio della termodinamica è stato riconosciuto valido e vincolante. Einstein, il più importante scienziato del Novecento, affermò che questo principio era “la legge più importante di tutte le scienze”. In Entropia: la fondamentale legge della natura da cui dipende la qualita della vita, lo scienziato americano Jeremy Rifkin commenta:
La legge dell’entropia rappresenterà il paradigma dominante del prossimo periodo della storia. Albert Einstein affermò che si trattava della legge più importante di tutte le scienze: Sir Arthur Eddington la indicò come la legge metafisica suprema dell’intero universo.47
galassia
Tutte le galassie nell’universo sono la prova della presenza di una struttura organizzata. Questi magnifici sistemi, con una media di 300 miliardi di stelle ciascuno, mostrano un equilibrio e una chiara armonia.
È importante notare che, di per sé, la legge dell’entropia invalida molte delle affermazioni del materialismo già dall’inizio. Perché se nell’universo esistono un ordine e un disegno definito, la legge sostiene che, col passare del tempo, questa situazione verrebbe disfatta dallo stesso universo. Da questa premessa si possono ricavare due conclusioni:
1) Abbandonato a se stesso, l’universo non potrebbe esistere in eterno. Il secondo principio dice che senza alcun intervento esterno di sorta, l’entropia verrebbe massimizzata per tutto l’universo e questo assumerebbe uno stato del tutto omogeneo.
2) È infondata anche l’affermazione secondo cui l’ordine che osserviamo non è il risultato di un intervento esterno. Immediatamente dopo il Big Bang, l’universo si trovava in uno stato talmente disorganizzato da coincidere con la massima entropia. Ma, come possiamo notare guardandoci intorno, la situazione è cambiata. Questo cambiamento è avvenuto violando una delle leggi fondamentali della natura: la legge dell’entropia. Non c’è alcun modo di spiegare questo cambiamento se non supponendo una sorta di creazione supernaturale.
Un esempio chiarirà meglio questo secondo punto. Immaginate l’unverso come un’enorme caverna piena di acqua, pietre e sporcizia. Abbandoniamo la caverna per diversi miliardi di anni e poi vi ritorniamo per darci un’occhiata. Questa volta, noteremmo che alcune pietre si sono rimpicciolite, altre sono sparite, il livello di sporcizia è aumentato, c’è più fanghiglia ecc. C’è più disordine, il che è normale, proprio come ci si aspetterebbe. Se, miliardi di anni dopo, trovaste delle statue finemente scolpite al posto delle pietre, di sicuro pensereste che quel tipo di ordine non può essere giustificato dalle leggi della natura. L’unica spiegazione razionale è che a causare ciò è stata una “mente cosciente”.
MAX PLANCK
MAX PLANCK, fisico e premio Nobel: "Nel nostro universo prevale un certo ordine. Quest’ordine può essere formulato in termini di attività intenzionale”.
Dunque, l’ordine dell’universo è la prova più schiacciante dell’esistenza di una coscienza superiore. Il premio Nobel Max Planck, fisico tedesco, spiega così l’ordine nell’universo:
Riassumendo dovremmo dire che, stando a tutto ciò che insegnano le scienze esatte sull’immenso regno della natura in cui il nostro minuscolo pianeta svolge un ruolo insignificante, in tutti gli eventi prevale un certo ordine, indipendente dalla mente umana. Pertanto, fin tanto che siamo capaci di accertarcene attraverso i nostri sensi, quest’ordine può essere formulato in termini di attività intenzionale. Ci sono prove di un ordine intelligente dell’universo.48
Paul Davies spiega così il trionfo di questo meraviglioso equilibrio e dell’armonia sul materialismo:

Ovunque si osservi nell’universo, dalle remote galassie agli angolini più profondi dell’atomo, troviamo ordine...
Essenziale per l’idea di universo speciale e ordinato è il concetto di informazione. Un sistema altamente strutturato, che mostra una gran quantità di attività organizzate, necessita di molte informazioni per descriverlo. In alternativa, si potrebbe dire che contiene molte informazioni.
Quindi ci troviamo di fronte a una domanda curiosa. Se le informazioni e l’ordine hanno avuto sempre una tendenza a sparire, da dove sono saltate fuori originariamente tutte le informazioni che rendono il mondo un luogo tanto speciale? L’universo è come un orologio che scorre lentamente. Come ha ottenuto la carica in origine?49
Einstein parla di quest’ordine come di un evento inaspettato e dice anche che andrebbe considerato un miracolo:
Beh, a priori [ragionando in termini di causa effetto] ci si dovrebbe aspettare che il mondo venga reso disciplinato [obbediente alla legge e all’ordine] solo nella misura in cui noi [esseri umani] interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice…[invece troviamo] nel mondo oggettivo un alto grado di ordine che in nessun modo eravamo autorizzati ad aspettarci a priori. Questo è il “miracolo” che si è rafforzato sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza.50
In parole povere, l’ordine dell’universo richiede una comprensione e una conoscenza estesa e profonda. Tutto ciò è concepito, organizzato e preservato da Allah.
Nel Corano, Allah rivela come preserva i cieli e la Terra con il Suo potere supremo:
Allah trattiene i cieli e la Terra affinché non sprofondino, ché, se sprofondassero, nessuno li potrebbe trattenere all'infuori di Lui. In verità Egli è magnanimo, perdonatore (Surah Fatır: 41)
L’ordine divino dell’universo rivela la debolezza del credo materialista di un universo inteso come massa di materia incontrollata. Eccolo dimostrato in un altro versetto:
Se la verità fosse consona alle loro passioni certamente si sarebbero corrotti i cieli e la Terra e quelli che vi si trovano! (Surat al-Muminun: 71)

Il sistema solare

ALBERT EINSTEIN
ALBERT EINSTEIN: "Nel mondo oggettivo troviamo un alto grado di ordine".
Il sistema solare è la testimonianza di uno dei più meravigliosi esempi di armonia. Comprende nove pianeti con cinquantaquattro satelliti a noi noti e un numero indefinito di corpi celesti più piccoli. A volerli elencare partendo dal Sole, i pianeti più importanti sono nell’ordine: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Uranio, Nettuno e Plutone. La Terra è l’unico in cui siamo certi che esistono forme di vita. Ed è sicuramente l’unico su cui possano vivere e sopravvivere da soli gli esseri umani grazie all’abbondante presenza di terre, di acqua e di un’atmosfera respirabile.
Nella struttura del sistema solare troviamo un altro meraviglioso esempio di equilibrio: quello tra la forza centrifuga di un pianeta contrastata dall’attrazione gravitazionale del suo corpo primario (in astronomia, s’intende quel corpo attorno a cui orbita un altro corpo. Il corpo primario della Terra è il Sole; la Luna è il corpo primario della Terra). In mancanza di questo equilibrio, qualsiasi cosa nel sistema solare fluttuerebbe nelle agghiaccianti profondità dello spazio esterno. L’equilibrio tra queste due forze dà come risultato i “sentieri” (orbite) che i pianeti e gli altri corpi celesti seguono ruotando intorno ai corpi primari. Se un corpo si muovesse a velocità troppo lenta, precipiterebbe sul corpo primario; se si muovesse a velocità elevata, il corpo primario non sarebbe capace di mantenerlo in posizione e il corpo fluttuerebbe nello spazio. Invece, tutti i corpi celesti si muovono alla giusta velocità per restare in orbita. Inoltre, questo equilibrio è diverso per ogni corpo celeste poiché, a sua volta, è diversa la distanza dei pianeti dal Sole. Lo stesso avviene con le loro masse. Pertanto, devono avere velocità orbitali differenti per non precipitare sul Sole o fluttuare nello spazio.
L’astronomia materialista afferma che è la coincidenza a spiegare l’origine e la sopravvivenza del sistema solare. Negli ultimi tre secoli, molti dei suoi seguaci hanno tentato di spiegare come si sia potuto sviluppare un ordine così meraviglioso, ma il tentativo è risultato vano. Per un materialista l’equilibrio e l’ordine del sistema solare sono misteri inspiegabili.
sistema solare
IL SISTEMA SOLARE
1. Sole, 2. Mercurio, 3. Venere, 4. Terra, 5. Marte, 6. Giove, 7. Saturno, 8. Uranio, 9. Nettuno 10. Plutone
Non sta al Sole raggiungere la Luna e neppure alla notte sopravanzare il giorno. Ciascuno vaga nella sua orbita.
(Surah Ya Sin: 40)
Astronomi quali Keplero e Galileo, tra i primi a scoprire questo equilibrio superlativo, riconobbero che si trattatava di un disegno intenzionale e di un segno dell’intervento divino nell’intero universo. Una volta Isaac Newton, riconosciuto come una delle menti scientifiche più eminenti di tutti i tempi, scrisse:
Questo elegante sistema di soli, pianeti e comete potrebbe derivare dal proposito e dalla sovranità in un essere intelligente e potente… È lui che governa tutto, non come anima ma come signore sovrano di tutte le cose, ed è grazie alla Sua sovranità che viene comunemente chiamato “Signore Dio Onnipotente”.51

La posizione della Terra

Isaac Newton
Isaac Newton, uno dei pionieri e fondatori della fisica e dell’astronomia moderna, vide nella struttura dell’universo la magnifica prova della creazione divina
Oltre a questo meraviglioso equilibrio, anche la posizione della Terra nel sistema solare e nell’universo rappresenta un’altra prova del perfetto atto di creazione di Allah.
Le ultimissime scoperte astronomiche hanno dimostrato l’importanza che rappresenta l’esistenza degli altri pianeti per la Terra. Ad esempio, si è scoperto che sono cruciali le dimensioni e la posizione di Giove. Calcoli astrofisici mostrano che, essendo il più grande dei pianeti dell’universo, Giove dà stabilità alle orbite della Terra e a tutti gli altri pianeti. Il ruolo protettivo di Giove rispetto alla Terra viene spiegato da George Wetherill nell’articolo "How special Jupiter is":
Senza un grande pianeta posizionato esattamente dove si trova Giove, in passato la Terra sarebbe stata colpita migliaia di volte più spesso da comete, meteore e altri detriti interplanetari. Se non fosse per Giove, non saremmo qui a studiare l’origine del sistema solare.52 
In parole povere, la struttura del sistema solare è stata concepita apposta per consentire al genere umano di poter vivere.
Prendiamo in considerazione anche la posizione del sistema solare nell’universo. Il nostro sistema solare è posizionato in uno degli enormi bracci a spirale della Via Lattea, più spostato verso l’esterno che verso il centro. Che vantaggi se ne traggono? Michael Denton lo spiega in Nature's Destiny:
Ciò che ci stupisce è che il cosmo appare non solo adatto in maniera straordinaria al nostro essere, ai nostri adattamenti biologici, ma anche alla nostra comprensione… Grazie alla posizione del nostro sistema solare sul margine dell’alone galattico, possiamo fissare nella notte le lontane galassie e acquisire conoscenze sulla struttura complessiva del cosmo. Se fossimo stati al centro della galassia, non avremmo potuto ammirare la bellezza della galassia a spirale e non avremmo avuto la minima idea della struttura del nostro universo.53
In altre parole, anche la posizione della Terra nella galassia prova la sua intenzionalità nel rendere possibile la vita al genere umano, non meno delle altre leggi fisiche dell’universo.
La pura verità è che l’universo è stato creato e organizzato da Allah.
È il pregiudizio a rendere cieche alcune persone. Ma qualunque mente obiettiva che ne sia priva, capirà senza tanti problemi che l’universo è stato creato e organizzato per consentire al genere umano di viverci, proprio come rivela il Corano:
Non creammo invano il cielo e la Terra e quello che vi è frammezzo. Questo è ciò che pensano i miscredenti … (Surah Sad:27)
Questa profonda comprensione viene rivelata anche in un altro versetto:
In verità, nella creazione dei cieli e della Terra e nell'alternarsi della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto, che in piedi, seduti o coricati su un fianco ricordano Allah e meditano sulla creazione dei cieli e della Terra, [dicendo]: "Signore, non hai creato tutto questo invano. Gloria a Te!" (Surat Al-'Imran: 190-191)

NOTES

44 Guy Murchie, The Seven Mysteries of Life, Boston: The Houghton Mifflin Company, 1978, p. 598
45 Michael Denton, Nature's Destiny, p. 11
46 George Greenstein, The Symbiotic Universe, p. 21
47 Jeremy Rifkin, Entropy: A New World View, New York, Viking Press, 1980, p. 6
48 Max Planck, discorso del maggio 1937, citato in A. Barth, The Creation (1968), p. 144.
49 Paul Davies, The Accidental Universe, (1982) Cambridge: Cambridge University Press. Preface
50 Albert Einstein, Letters to Maurice Solovine, 1956, p. 114-115
51 Michael A. Corey, God and the New Cosmology: The Anthropic Design Argument, Maryland: Rowman & Littlefield Publishers, Inc., 1993, p. 259
52 G. W. Wetherill, "How Special is Jupiter?", Nature, vol. 373, 1995, p. 470
53 Michael Denton, Nature's Destiny, p. 262