2 Haziran 2016 Perşembe

Introduzione Il Fallimento Scientifico Del Materialismo

Introduzione
Il Fallimento Scientifico Del Materialismo

Il materialismo non può più essere ritenuto una filosofia scientifica. (Arthur Koestler, il famoso filosofo sociale) 1
  • Com’è nato l’universo infinito in cui viviamo?
  • Come si sono sviluppati l’equilibrio, l’armonia e l’ordine di cui è caratterizzato?
  • Com’è possibile che la Terra sia un luogo così accogliente e adatto da consentire al genere umano di viverci?
Domande del genere hanno attirato l’attenzione sin dall’origine della razza umana. La conclusione a cui sono arrivati gli scienziati e i filosofi, affidandosi alla ragione e al buon senso, è che il disegno e l’ordine dell’universo sono la prova dell’esistenza di un Creatore supremo che governa l’intero universo.
Basta ricorrere al proprio intelligenza per arrivare a questa inconfutabile verità. Allah lo ha rivelato nel Suo libro sacro, il Corano, una guida che ha lasciato all’umanità quattordici secoli fa. Egli afferma di aver creato l’universo quando questo non esisteva, per uno scopo particolare e con tutti i sistemi e gli equilibri specificamente disegnati per la vita umana.
Allah invita la gente a riflettere su questa verità nel seguente versetto:
Sareste voi più difficili da creare o il cielo che [Egli] ha edificato? Ne ha innalzato la volta e le ha dato perfetta armonia, ha fatto oscura la sua notte e ha fatto brillare il chiarore del suo giorno. Dopo di ciò ha esteso la Terra… (Surat an Naziat: 27-30)
In un altro passo del Corano si trova scritto che una persona dovrebbe considerare e valutare tutti i sistemi e gli equilibri nell’universo creati appositamente creati per lui da Allah e, dalle proprie osservazioni, trarre una lezione :
Vi ha messo a disposizione la notte e il giorno, il Sole e la Luna. Le stelle sono sottomesse al Suo ordine. In verità in ciò vi sono segni per gente che comprende. (Surat an-Nahl: 12)
E ancora in un altro versetto del Corano si legge:
Egli fa sì che la notte compenetri il giorno e il giorno compenetri la notte e ha sottomesso il Sole e la Luna. Ciascuno orbita fino ad un termine stabilito. Questi è Allah, il vostro Signore: appartiene a Lui la sovranità, mentre coloro che invocate all'infuori di Lui non posseggono neppure una pellicola di seme di dattero.(Surah Fatir: 13)
La pura verità dichiarata dal Corano è confermata anche da un cospicuo numero di importanti fondatori della scienza moderna dell’astronomia. Galileo, Keplero e Newton hanno riconosciuto che la struttura dell’universo, il disegno del sistema solare, le leggi della fisica e il loro stato di equilibrio sono stati tutti creati da Allah e sono arrivati a questa conclusione in seguito a ricerche e osservazioni proprie.

Materialismo: Fallacia del XIX secolo

La verità della creazione di cui parliamo è stata ignorata o negata sin dai primordi da un particolare punto di vista filosofico chiamato “materialismo". Questa filosofia, originariamente formulata tra gli antichi Greci, talvolta ha fatto capolino anche in altre culture ed è stata sostenuta anche da singoli individui. Il materialismo sostiene che esiste solo la materia e che è così da un’infinità di tempo. Basandosi su questo principio dichiara inoltre che l’universo è “sempre” esistito e che non è stato creato.
Oltre ad affermare che l’universo esiste dai tempi dei tempi, i materialisti dichiarano anche che non ci sono fini né scopi nell’universo. Secondo loro, l’equilibrio, l’armonia, l’ordine che vediamo intorno a noi sono pure coincidenze. Questa della “coincidenza“ è un’affermazione che spunta fuori anche quando si solleva la questione di come siano nati gli esseri umani. La teoria dell’evoluzione, ampiamente nota come darwinismo, è un’altra applicazione del materialismo al mondo della natura.
Abbiamo appena detto che alcuni dei fondatori della scienza moderna erano persone di fede concordi sul fatto che l’universo fosse stato creato e organizzato da Allah. Nel XIX secolo si è verificato un importante cambiamento negli atteggiamenti del mondo scientifico rispetto a questo argomento. Difatti alcuni gruppi hanno deliberatamente introdotto il materialismo nell’agenda della scienza moderna. A contribuire alla formazione di una discreta base per il materialismo sono state proprio le condizioni politiche e sociali del XX secolo, periodo in cui questa filosofia ha acquisito largo consenso e si è diffusa nel mondo scientifico.
Le scoperte della scienza moderna, tuttavia, dimostrano innegabilmente la falsità delle affermazioni del materialismo.

Le scoperte scientifiche del XX secolo

Ecco le due affermazioni del materialismo sull’universo:
l’universo esiste da tempo infinito, perché non ha avuto né un inizio né una fine e non è stato creato; ogni cosa nell’universo è semplicemente il risultato del caso e non è il prodotto di alcun disegno, piano o prospettiva intenzionale.
Newsweek
La scienza moderna prova la realtà della creazione dell’universo per mano di Allah, al contrario di quanto sostiene l’obsoleta filosofia materialista. Nel numero del 27 luglio del 1998 la copertina di Newsweek riportava le parole "Science Finds God" (La scienza scopre Dio).
Questi due principi sono stati avanzati con convinzione e difesi ardentemente dai materialisti del XIX secolo che, naturalmente, non potevano ricorrere ad altro che alle limitate e poco sofisticate conoscenze scientifiche del loro tempo. Ma la scienza del XX secolo è riuscita a far capitolare entrambi gli assiomi.
Il primo dei due a essere “seppellito” è stato quello relativo all’esistenza dell’universo sin da tempo infinito. Dal 1920 in poi, sono state scoperte prove che hanno dimostrato l’impossibilità di una tale affermazione. Gli scienziati sono certi che l’universo sia nato dal nulla, a seguito di un’esplosione di proporzioni inimmaginabili nota come “Big Bang”. In altre parole, l’universo è nato o, piuttosto, è stato creato da Allah.
Il XX secolo è stato testimone anche della smentita del secondo assioma del materialismo: che nell’universo ogni cosa sia il risultato del caso e non di un progetto. Dagli anni ’60 in poi, è stato condotto uno studio che dimostra come tutti gli equilibri fisici dell’universo in generale, e del nostro mondo in particolare, siano stati concepiti per rendere possibile ogni forma di vita. Approfondendo sempre più questo studio, si è scoperto che ognuna delle leggi della fisica, della chimica, della biologia, delle forze fondamentali quali gravità ed elettromagnetismo, i particolari della struttura degli atomi e gli elementi dell’universo sono stati creati apposta in modo da consentire agli esseri umani di poter vivere. Oggi gli scienziati chiamano questo disegno straordinario “principio antropico”. Secondo questo principio, ogni dettaglio nell’universo è stato disposto con cura per rendere possibile la vita umana.
Per riassumere, la filosofia chiamata materialismo è stata assolutamente confutata dalla scienza moderna. Da teoria scientifica dominante nel XIX secolo il materialismo è diventato pura finzione già nel secolo successivo.
Come sarebbe potuto essere altrimenti? Come indica Allah “Non creammo invano il cielo e la Terra e quello che vi è frammezzo. Questo è ciò che pensano i miscredenti." (Surah Sad: 27) È sbagliato supporre che l’universo sia stato creato invano. Una filosofia così fallace come il materialismo e i sistemi da esso derivati non avevano speranze sin dall’inizio.
La creazione è un dato di fatto. In questo libro esamineremo la prova di questo dato di fatto. Vedremo come il materialismo sia crollato al cospetto della scienza moderna e testomonieremo anche come l’universo sia stato ideato e creato da Allah in modo meraviglioso e perfetto.

Disegno intelligente, in altre parole Creazione
Per creare Allah non ha bisogno di progettare

È importante capire bene la parola “disegno”. Che Allah abbia creato un progetto perfetto non significa che Egli abbia dapprimo stilato un disegno e poi l’abbia seguito. Allah, il Signore dei Cieli e della Terra, non ha bisogno di “disegni” per creare. Allah è eminentemente al di sopra di tutte le imperfezioni. Il momento della progettazione e della creazione sono stati concomitanti.
Quando Allah desidera che avvenga qualcosa, Gli basta solo dire “così sia!”.
Come indicano i versetti del Corano:
Quando vuole una cosa, il Suo ordine consiste nel dire "Sii" ed essa è. (Surah Ya Sin: 82)
Egli è il Creatore dei cieli e della Terra; quando vuole una cosa, dice "Sii"ed essa è. (Surat al-Baqara: 117)

NOTES

1. Sidney Fox, Klaus Dose, L'evoluzione molecolare e l'origine della vita, W. H. Freeman and Company, San Francisco, 1972, p. 4.

La Crezione Dell’Universo Dal Nulla

La Crezione Dell’Universo Dal Nulla

Nella sua forma canonica, la teoria del Big Bang suppone che tutte le parti dell’universo abbiano cominciato a espandersi contemporaneamente. Ma come hanno fatto le diversi parti dell’universo a sincronizzare l’inizio della propria espansione? Chi ha dato il comando? (Andre Linde, docente di Cosmologia) 2
Un secolo fa la creazione dell’universo era un concetto che gli astronomi ignoravano. E questo perché, nell’opinione comune, si pensava che l’universo esistesse da sempre. Esaminando l’universo, gli scienziati supponevano che si trattasse solo di una conglomerazione di materia e immaginavano che non avesse avuto inizio, che non ci fosse stato un momento di “creazione”, un momento in cui fosse nato.
big bang
Questa idea di “esistenza eterna” si sposa bene con le idee europee derivanti dalla filosofia del materialismo. Originariamente avanzata nel mondo degli antichi Greci, questa filosofia sosteneva che la materia fosse l’unica cosa esistente nell’universo e che quest’ultimo non avesse avuto un inizio né avrebbe avuto mai fine. Questo pensiero sopravvisse in forme diverse durante l’epoca romana, ma con l’avvento della chiesa cattolica e della filosofia cristiana durante il tardo impero romano e nel medioevo il materialismo venne accantonato. Fu dopo il rinascimento che riacquistò ampia approvazione tra gli studiosi e gli scienziati, soprattutto per la loro devozione all’antica filosofia greca.
Fu Immanuel Kant che, durante l’illuminismo europeo, ristabilì e difese il materialismo. Questi dichiarò che l’universo esiste da sempre e che, per quanto dubbia, dovrebbe essere considerata possibile ogni probabilità. I seguaci di Kant continuarono a sostenere le sue idee di universo infinito e di materialismo. E sin dall’inizio del XIX secolo venne ampiamente accettata l’idea che l’universo non abbia avuto un inizio (ossia che non c’è mai stato un momento in cui è stato creato), idea che si è protratta anche nel XX secolo attraverso le opere di materialisti dialettici quali Karl Marx e Friedrich Engels.
Immanuel Kant
Il filosofo tedesco Immanuel Kant è stato il primo ad avanzare l’ipotesi di “universo infinito” nella Nuova Era. La scoperte scientifiche, tuttavia, hanno invalidato tale ipotesi.
Questa nozione di universo infinito si sposa alla perfezione con l’ateismo. E non è difficile capirne la ragione. Asserire che l’universo abbia avuto un inizio significherebbe ammettere che sia stato creato, il che prevede l’esistenza di un creatore, ossia Allah. Naturalmente è molto più sicuro e conveniente eludere l’argomento avanzando l’idea che “l’universo esiste dall’eternità” nonostante non sussista la benché minima prova a supporto di questa tesi. Georges Politzer, che sposò e difese questa idea nel suo libro pubblicato nei primi anni del XX secolo, fu un difensore accanito sia del marxismo che del materialismo.
Ponendo fede nella validità del modello di “universo infinito”, Politzer si oppose all’idea della creazione nel suoPrincipi elementari di filosofia scrivendo:
L’universo non fu un oggetto creato; se così fosse stato, allora sarebbe esistito e apparso dal nulla grazie a Dio. Per ammettere la creazione, bisogna ammettere, in primo luogo, l’esistenza di un momento in cui l’universo non esisteva e che qualcosa sia venuto fuori dal nulla. Si tratta di un qualcosa a cui la scienza non può avere accesso. 3
Politzer supponeva che la scienza fosse dal suo lato nel difendere l’idea di universo infinito. In realtà, la scienza è riuscita a dimostrare che l’universo ha veramente avuto un inizio. E proprio come affermato dallo stesso Politzer, se esiste la creazione allora deve esserci anche un creatore.

L’espansione dell’universo e la scoperta del Big Bang

Edwin Hubble, telescopio
Edwin Hubble scoprì che l’universo si stava espandendo. Egli trovò la prova del “Big Bang”, un evento cataclismico la cui scoperta ha costretto gli scienziati ad abbandonare la nozione di universo infinito ed eterno.
Gli anni ’20 furono anni importanti per lo sviluppo dell’astronomia moderna. Nel 1922, il fisico russo Alexandra Friedman produsse dei calcoli a dimostrazione che la struttura dell’universo non era statica e che, secondo la Teoria della Relatività di Einstein, persino il più piccolo impulso poteva bastare a causare l’espansione o la contrazione dell’intera struttura. Georges Lemaître fu il primo a riconoscere il valore del lavoro della Friedman. Basandosi su quei calcoli, l’astronomo belga dichiarò che l’universo ha avuto un inizio e che da quel momento si stava espandendo a seguito di qualcosa che lo aveva innescato. Egli dichiarò anche che la percentuale di radiazione poteva essere utilizzata come prova degli strascichi di quel “qualcosa”.
Le riflessioni teoriche di quei due scienziati non attirarono molta attenzione e probabilmente sarebbero state ignorate se non fosse stato per la prova evidente che scosse il mondo scientifico nel 1929. Quell’anno, l’astronomo americano Edwin Hubble, dell’osservatorio di Mount Wilson in California, fece una delle scoperte più importanti nella storia dell’astronomia. Osservando una quantità di stelle attraverso il suo enorme telescopio, scoprì che la loro luce tendeva all’estremità rossa dello spettro (redshift) e, cosa fondamentale, che ciò era strettamente legato alla distanza delle stelle dalla Terra. Questa scoperta scosse il modello di universo sostenuto fino a quel momento.
Stando alle regole accreditate della fisica, gli spettri dei fasci di luce che viaggiano verso il punto di osservazione tendono al viola mentre gli spettri dei fasci di luce che si allontanano dal punto di osservazione tendono al rosso (come l’affievolirsi del fischio del treno mentre si allontana dall’osservatore). L’osservazione di Hubble mostrò che, secondo questa legge, i corpi celesti si stavano allontanando da noi. Poco dopo, fece un’altra importante scoperta; le stelle non stavano solo allontanadosi dalla Terra ma anche tra di loro. L’unica conclusione che si poteva dedurrre da un universo in cui tutto si allontana da tutto è che l’universo si “espande” costantemente. 
Hubble aveva scoperto la prova evidente di qualcosa che Georges Lemaître aveva “profetizzato” precedentemente e che una delle menti più eccellenti della nostra epoca aveva riconosciuto quasi quindici anni prima. Già nel 1915, grazie ai calcoli basati sulla sua recente Teoria della relatività, Albert Einsteinaveva dedotto che l’universo non poteva essere statico, anticipando così le conclusioni di Friedman e Lemaître. Sconvolto dalle sue stesse scoperte, Einstein aveva aggiunto una “costante cosmologica” alle sue equazioni per far sì che “la risposta si rivelasse giusta” dopo che gli astronomi gli avevano assicurato che l’universo era statico e che non c’era altro modo di far rispondere le sue equazioni a quel modello. Anni dopo, Einstein dovette ammettere che la sua costante cosmologica fu l’errore più grande della sua carriera.
La scoperta di Hubble sull’espansione dell’universo spinse all’idea di un altro modello che non prevedesse alcuna macchinazione numerica per far corrispondere le equazioni alla realtà. Se l’universo si stava ingrandendo con lo scorrere del tempo, tornare indietro nel tempo significava farlo restringere; e, spingendosi oltre, tutto si sarebbe ristretto fino a convergere in un unico punto. Da questo modello, sdi evince che in un determinato momento tutta la materia dell’universo si sia trovata compattata in un’unica massa con “volume zero” per via della sua immensa forza gravitazionale. Questa esplosione ha preso il nome di “Big Bang" e la sua esistenza è stata ripetutamente confermata da prove fondate sull’osservazione. 
Il Big Bang ha messo in evidenza un altro punto. Affermare che qualcosa ha volume zero equivale a dire che è “nulla”. L’intero universo è stato creato dal “nulla”. E inoltre questo ’universo ha avuto un inizio a dispetto della visione del materialismo che sostiene che “l’universo esiste dall’eternità”.

La teoria dell’universo stazionario

Sir Arthur Eddington
L’affermazione di Sir Arthur Eddington "l’idea di un inizio subitaneo dell’attuale ordine della natura mi ripugna" rappresenta l’ammissione del disagio che il Big Bang ha causato ai materialisti.
La teoria del Big Bang venne ampiamente e rapidamente accettata nel mondo scientifico grazie alla prova evidente che si era verificato. Nonostante ciò, gli astronomi a favore del materialismo e dell’idea di un universo infinito si rifiutarono di accettare il Big Bang, tentando di mantener vivo il principio della loro ideologia. A spiegarne la ragione fu l’astronomo inglese Arthur Eddington, che affermò "da un punto di vista filosofico l’idea di un inizio subitaneo dell’attuale ordine della natura mi ripugna”.
Un altro astronomo che si oppose alla teoria del Big Bang fu Fred Hoyle. Intorno alla metà del Novecento, egli se ne uscì con un nuovo modello che chiamò “dello stato stazionario”, che non era altro che un’estensione dell’idea ottocentesca di universo infinito. Una volta accettata l’indiscutibile prova che l’universo si stava espandendo, propose che l’universo fosse infinito in termini di dimensioni e tempo. Secondo questo modello, mentre l’universo si espandeva, nasceva da sola nuova materia in quantità sufficiente da mantenere l’universo in uno "stato stazionario". Questa teoria, che aveva solo l’evidente scopo di sostenere il dogma della “materia che esiste dai tempi dei tempi” e che rappresenta la colonna portante della filosofia materialista, contrastava totalmente con quella del Big Bang, secondo cui l’universo ha avuto un inizio. I sostenitori della teoria di Hoyle si sono irremovibilmente opposti alla teoria del Big Bang per anni. La scienza, tuttavia, li ha smentiti.

Il trionfo del Big Bang

Nel 1948, George Gamow portò avanti i calcoli di Georges Lemaître ed espresse una nuova idea sul Big Bang. Se l’universo si era formato con un’esplosione improvvisa e cataclismatica, quell’esplosione doveva aver emanato una quantità di radiazioni ben precisa.  Queste radiazioni dovevano essere rilevabili e uniformi in tutto l’universo. 
Nei due decenni successivi si ebbe la prova empirica dell’ipotesi di Gamow. Nel 1965, i due ricercatori Arno Penzias e Robert Wilson si imbatterono casualmente in una forma di radiazione fino allora inosservata. Chiamata "radiazione cosmica di fondo", era diversa da qualsiasi altra cosa proveniente dall’universo poiché era straordinariamente uniforme. Non aveva un’ubicazione determinata né una fonte ben precisa; era invece distribuita ugualmente ovunque. Si capì presto che questa radiazione era l’eco del Big Bang, che si propagava ancora dai primi momenti della grande esplosione. Gamov aveva indovinato, perché la frequenza della radiazione aveva quasi lo stesso valore predetto dagli scienziati. Grazie alla scoperta, a Penzias e Wilson venne assegnato il premio Nobel.
radiazione
La radiazione cosmica di fondo scoperta da Penzias e Wilson è la prova inconfutabile del Big Bang da parte del mondo scientifico.
Nel 1989, George Smoot e la sua équipe ala NASA lanciarono un satellite nello spazio. Chiamato "Cosmic Background Emission Explorer" (COBE), grazie agli eccellenti strumenti di cui era dotato, il satellite impiegò solo otto minuti per rilevare e confermare i livelli di radiazione riportati da Penzias e Wilson. In conclusione quei risultati dimostravano l’esistenza di una forma calda e densa, risultato dell’esplosione che aveva dato vita all’universo. Gran parte degli scienziati riconobbe che il satellite COBE aveva catturato con successo i resti del Big Bang.
Ma le prove del Big Bang non si fermano qui. Alcune sono legate alle quantità relative di idrogeno ed elio nell’universo. Dalle osservazioni fatte si è dedotto che il rapporto di questi due elementi nell’universo coincideva con i calcoli teorici su ciò che sarebbe dovuto rimanere dopo il Big Bang. Ciò costituì un’ulteriore prova a sfavore della teoria dello stato stazionario poiché se l’universo fosse esistito dall’eternità e non avesse avuto inizio, tutto l’idrogeno si sarebbe dovuto bruciare in elio.
Trovandosi di fronte a una prova del genere, il Big Bang guadagnò la quasi completa approvazione del mondo scientifico. In un articolo datato ottobre 1994, la rivista Scientific American mise in evidenza che il modello del Big Bang era l’unico che poteva giustificare la costante espansione dell’universo e altri risultati empirici.
Difensore della teoria dello stato stazionario insieme a Fred Hoyle per anni, Dennis Sciama descrisse la posizione finale raggiunta dopo tutte le prove scoperte a favore della teoria del Big Bang:
All’epoca ci fu un dibattito un po’ acrimonioso tra i sostenitori della teoria dello stato stazionario e gli osservatori che la stavano mettendo alla prova, credo, con la speranza di confutarla. Allora recitai un ruolo secondario perché sostenevo la teoria dello stato stazionario, non nel senso che credessi alla sua validità, ma per il fatto che la trovavo interessante e che mi auguravo che fosse vera. Quando saltò fuori la prova basata sull’evidenza, Fred Hoyle fu il primo a cercare di contrastarla e io recitai una piccola parte al suo fianco, cercando anche di suggerire come poter affrontare questa prova contraria. Ma man mano che si scoprivano altre prove, divenne sempre più evidente che il gioco era finito e si dovette abbandonare la teoria dello stato stazionario.5

Chi creò l’universo dal nulla?

Con il trionfo del Big Bang, la tesi di un "universo infinito", che costituisce la base del dogma materialista, fu gettata nel mucchio di rifiuti della storia. Ma ciò fece sorgere ai materialisti un paio di domande scomode: Cosa esisteva prima del Big Bang? E quale forza poteva aver generato la grande esplosione che diede vita a un universo che prima non esisteva?
I materialisti come Arthur Eddington si resero conto che risposte a domande del genere potevano richiamare l’attenzione sul “fatto della creazione” e che ciò li avrebbe messi in una posizione scomoda. Anthony Flew, un filosofo ateo che in seguito riconobbe il fatto della creazione, a tal proposito dichiarò:
È risaputo che la confessione fa bene all’anima. Quindi, comincerò confessando che l’ateo che accetta il postulato di Stratone di Lampsaco deve sentirsi imbarazzato dal consenso cosmologico contemporaneo. Perché pare che i cosmologi stiano fornendo una prova scientifica di ciò che San Tommaso sosteneva non potesse essere provato filosoficamente, ossia che l’universo ha avuto un inizio. 6
Molti scienziati che non si impongono di essere atei accettano e sostengono l’esistenza di Allah, che ha un potere infinito. Ad esempio, l’astrofisico parla di un Creatore dell’universo che sta al di sopra di tutte le dimensioni fisiche:
Per definizione, il tempo è quella dimensione in cui avvengono i fenomeni di causa-effetto. In sua assenza, né cause né effetti. Se l’inizio del tempo è simultaneo a quello dell’universo, come afferma il teorema spazio-tempo, allora la causa dell’universo deve essere qualche entità che opera in una dimensione temporale completamente preesistente e indipendente dalla dimensione temporale del cosmo… Ci dice che il Creatore è trascendente e che opera oltre i limiti dimensionali dell’universo. Ci dice che Dio non è l’universo e che questo non lo ingloba a sé.

Le obiezioni alla creazione ela loro inconsistenza

È palesemente ovvio che il Big Bang abbia comportato la creazione dell’universo dal nulla e che sia la prova di una creazione intenzionale. Riguardo a questo fatto, alcuni astronomi e fisici materialisti hanno tentato di proporre spiegazioni alternative per opporsi a questa realtà. Nel tentativo di trovare un sostegno alla propria filosofia, è stata avanzata la teoria dello stato stazionario, già menzionata in precedenza, a cui hanno aderito tutti coloro che non accettavano l’ipotesi di una “creazione dal nulla”, nonostante la presenza di prove inconfutabili.
Esistono anche molti modelli proposti dai materialisti che accettano la teoria del Big Bang ma che tentano di esorcizzare l’ipotesi della creazione. Uno di questi è il modello dell’universo “oscillante”; un altro è il “modello di universo quantico”. Esaminiamo queste teorie e capiamo perché sono infondate.
Il modello dell’universo oscillante fu avanzato dagli astronomi che disapprovavano l’idea che il Big Bang rappresentasse l’inizio dell’universo. In questo modello si afferma che, a un certo punto, l’attuale espansione dell’universo finirà e poi avrà inizio il processo inverso di contrazione. Quest’ultima causerà la riduzione di tutto in un unico punto che poi esploderà di nuovo dando origine a un nuovo processo di espansione. Questo fenomeno, dicono, si ripete un’infinità di volte. Questo modello sostiene anche che l’universo abbia subito questa trasformazione già un infinito numero di volte e che continuerà a farlo per sempre. In altre parole, l’universo esiste dall’eternità ma si espande e si restringe a intervalli alterni con un’enorme esplosione che segna ogni ciclo. L’universo in cui viviamo è solo uno di quegli infiniti universi che attraversano lo stesso ciclo.
Stephen Hawking
Anche Stephen Hawking tenta di avanzare una spiegazione diversa per il Big Bang che non sia la creazione, come fanno altri materialisti affidandosi a contraddizioni e falsi concetti.
Ciò non è altro che un flebile tentativo di adattare il Big Bang all’ipotesi di un universo infinito. Lo scenario proposto non è supportato da alcun risultato di ricerche scientifiche condotte negli ultimi 15-20 anni, il che dimostra l’insussistenza dell’idea di un universo “oscillante”. Inoltre, le leggi della fisica non forniscono ragioni per cui un universo che si contrae dovrebbe esplodere di nuovo dopo essersi ritratto in un unico punto: dovrebbe rimanere così com’è. Né tanto meno danno spiegazioni sul perché un universo in espansione dovrebbe, in primo luogo, cominciare a contrarsi.8
Anche se ammettessimo l’esistenza di un meccanismo che attivi questo ciclo di contrazione-esplosione-espansione, il punto cruciale è che questo ciclo non potrebbe andare avanti per sempre, come declamato. I calcoli previsti dal modello dimostrano che ogni universo trasferirà una quantità di entropia al suo successore. In altre parole, la quantità di energia utile disponibile diminuisce ogni volta e ogni universo “che si apre” lo farà più lentamente e avrà un diametro più grande. Ciò comporta che la volta seguente si viene a creare un universo molto più piccolo e così via, fino a svanire nel nulla. Anche se esistessero universi che si “aprono e chiudono”, non potrebbero durare in eterno. Ad un certo punto diventerebbe necessaria la creazione di “qualcosa” dal “nulla”.9
In sostanza, il modello dell’universo “oscillante” è una fantasia senza speranze la cui realtà fisica è impossibile.
Il “modello di universo quantico” è un altro tentativo di epurare il Big Bang dalle sue implicazioni creazioniste. I suoi sostenitori basano questo modello sulle osservazioni della fisica (subatomica) quantica. Nella fisica quantica si osserva che le particelle subatomiche appaiono e scompaiono spontaneamente nel vuoto. Interpretando questa osservazione: “a livello quantico può originarsi materia, questa è una proprietà che appartiene alla materia”, alcuni fisici tentano di spiegare l’origine della materia dalla “non esistenza” durante la creazione dell’universo come una “proprietà appartenente alla materia”, presentandola come parte delle leggi della natura. In questo modello, il nostro universo viene visto come una particella subatomica in una più grande.
Tuttavia questo sillogismo è di sicuro fuori discussione e, a ogni modo, non può spiegare com’è nato l’universo. William Lane Craig, autore di The Big
Bang: Theism and Atheism ne spiega la ragione:
Un vuoto meccanico quantico che produce particelle materiali è ben lontano dall’idea comune di “vuoto” (inteso come nulla). Piuttosto, un vuoto quantico corrisponde a un mare di particelle che si formano e si dissolvono di continuo, che prendono in prestito energia dal vuoto per la loro breve esistenza. Ciò non è “nulla” e, quindi, le particelle materiali non nascono dal nulla.10
Quindi nella fisica quantica “non si forma materia se prima non ce n’era”. Ciò che avviene è che l’energia ambientale diventa improvvisamente materia e, sempre improvvisamente, sparisce trasformandosi di nuovo in energia. In breve, non esiste una condizione di “esistenza dal nulla” come declamato.
In fisica, non meno che in altre branche della scienza, ci sono scienziati atei che non esitano a mascherare la verità sorvolando sui punti critici e sui dettagli, con l’intento di sostenere la visione materialista e raggiungere i loro fini.  Secondo loro, è molto più importante difendere il materialismo e l’ateismo piuttosto che ammettere i dati e le realtà scientifiche.
Alla luce dei dati sopraelencati, molti scienziati scartano il modello di universo quantico. C. J. Isham spiega che “questo modello non è ampiamente accettato a causa delle difficoltà inerenti che pone”.11 Questa idea è stata abbandonata persino da alcuni di coloro che l’avevano proposta, tipo Brout e Spindel.12
Una versione recente e molto pubblicizzata del modello di universo quantico è stata avanzata dal fisico Stephen Hawking. Nel libro Dal Big Bang ai buchi neri, Hawking afferma che il Big Bang non necessariamente significa “esistenza dal nulla”. Invece di un “non tempo” prima del Big Bang, Hawking propone il concetto di “tempo immaginario”. Secondo lui, esisteva solo un intervallo di tempo immaginario di 10-43 secondi prima che si verificasse il Big Bang e che si formasse il “vero” tempo. L’intento di Hawking era quello di sorvolare sulla realtà dell’“eternità” prima del Big Bang sostituendola con il tempo “immaginario”.
Come concetto, il "tempo immaginario" equivale a zero o alla non esistenza, come il numero immaginario di persone in una stanza o il numero immaginario di auto sulla strada. In questo caso Hawking gioca con le parole. Egli afferma che le equazioni sono giuste quando si riferiscono a un tempo immaginario ma, in realtà, ciò non significa nulla. Il matematico Sir Herbert Dingle si riferisce alla possibilità di simulare cose immaginarie come vere in matematica, ossia:
Nel linguaggio della matematica si possono raccontare sia bugie che verità e, nell’ambito della stessa matematica, non c’è alcun modo di distinguere le une dalle altre. Lo si può fare solo con l’esperienza o ragionando in un contesto non matematico, applicando la possibile relazione tra la soluzione matematica e il suo corrispondente fisico.13
Per farla breve, una soluzione matematicamente immaginaria o teorica non necessita di una conseguenza vera o reale. Sfruttando una proprietà esclusiva della matematica, Hawking formula ipotesi non legate alla realtà. Ma che motivo avrà per farlo? Sono le sue stesse parole a fornire una risposta facile alla domanda. Hawking ammette di preferire i modelli di universo alternativi al Big bang poiché quest’ultimo “allude alla creazione divina” a cui si oppongono di proposito questi modelli. 14
Da ciò si evince che, in realtà, i modelli alternativi al Big Bang quali la teoria dello stato stazionario, il modello di universo che si apre e si chiude e i modelli di universo quantico nascono dai pregiudizi filosofici dei materialisti. Le scoperte scientifiche hanno dimostrato la realtà del Big Bang e possono persino spiegare “l’esistenza dal nulla”. E ciò prova che l’universo è stato creato da Allah, qualcosa che i materialisti rifiutano categoricamente.
Un esempio di questa opposizione al Big Bang è presente nel saggio di John Maddox, editore di Nature (rivista materialista), che apparve nel 1989. In "Down with the Big Bang", Maddox dichiara l’inaccettabilità filosofica del Big Bang poiché aiuta i teologi fornendo loro un forte supporto per le loro idee. L’autore predisse anche che il Big Bang sarebbe stato confutato e che entro un decennio non avrebbe ricevuto più alcun supporto.15 Ma le scoperte avvenute nei dieci anni successivi a sostegno dell’esistenza del Big Bang non hanno fatto altro che infastidire maggiomente il povero Maddox.
Alcuni materialisti operano con un po’ più di buon senso in materia. Il materialista inglese H. P. Lipson accetta la verità della creazione, sebbene "non di buon grado", quando afferma:
Se dunque la materia vivente non è causata dall’interazione di atomi, forze naturali e radiazioni, com’è nata? Tuttavia, credo che dobbiamo…ammettere che l’unica spiegazione accettabile sia la creazione. So che ciò rappresenta un anatema per i fisici, e anche per me, ma non dobbiamo rinnegare ciò che non ci piace quando invece le prove sperimentali ci mostrano il contrario.16 
In conclusione, questa è la verità rivelata dalla scienza: la materia e il tempo sono state create da Allah, detentore di un immenso potere e totalmente estraneo al tempo e alla materia.

I segni nel Corano

Il modello del Big Bang non fornisce solo la spiegazione dell’universo, ma si spinge oltre. Come sottolineano le sopramenzionate parole di Anthony Flew, la scienza ha dimostrato un’asserzione fino ad allora supportata solo da fonti religiose.
Questa verità è la realtà della creazione dal nulla. Se ne fa menzione nei libri sacri che hanno funto da guida al genere umano per migliaia di anni. 
Nell’unico libro rivelato da Allah che è sopravvissuto completamente integro, il Corano, sono presenti affermazioni sulla creazione dell’universo dal nulla e su come questa si sia  verificata, affermazioni che risalgono a quattordici secoli fa ma che combaciano perfettamente con le conoscenze del XX secolo.
Innanzitutto, la creazione di questo universo dal nulla è rivelata nel Corano come segue: 
Il Creatore dei cieli e della Terra! Come potrebbe avere un figlio, se non ha compagna, Lui che ha creato ogni cosa e che tutto conosce?(Surat al-Anam: 101)
Un altro aspetto importante rivelato nel Corano, quattordici secoli prima della scoperta moderna del Big Bang con le relative conseguenze, è che quando è stato creato, l’universo occupava un volume davvero minuscolo:
Non sanno dunque i miscredenti che i cieli e la Terra formavano una massa compatta? Poi li separammo e traemmo dall'acqua ogni essere vivente . Ancora non credono?(Surat al-Anbiya': 30)
Quest’ultima è la traduzione ma, nell’originale arabo, la scelta delle parole è molto importante. Nei dizionari arabi la parola ratk, tradotta con"compatta", significa "mischiato l’uno con l’altro, amalgamato". Si usa per indicare due diverse sostanze che si uniscono per formarne una sola. La frase "li separammo" corrisponde al verbo arabo fatk che significa che qualcosa nasce dividendo o distruggendo la struttura ratk. Questo verbo si utilizza, ad esempio, quando il seme germoglia dal terreno.
Riconsideriamo il versetto con questa consapevolezza in mente. Nel versetto, il cielo e la Terra sono dapprima soggetti allo stato di ratk. Poi avviene la separazione (fatk) dell’uno dall’altro. I cosmologi parlano di un “uovo cosmico” composto da tutta la materia dell’universo esistente prima del Big Bang. In altre parole, i cieli e la Terra erano racchiusi in quest’uovo in una condizione di ratk. A un certo punto l’uovo cosmico è esploso violentemente causando ilfatk della materia e, in quel processo, è nato l’intero universo.
Un’altra verità rivelata nel Corano riguarda l’espansione dell’universo, identificata alla fine degli anni ’20. Anche la scoperta di Hubble del redshift nello spettro della luce stellare è rivelata nel Corano:
Il cielo lo abbiamo costruito con la Nostra potenza e [costantemente] lo estendiamo nell'immensità. (Surat adh-Dhariyat: 47)
In pratica, le scoperte della scienza moderna confermano la verità rivelata nel Corano e non il dogma materialista. I materialisti possono spacciarla per “coincidenza” ma la realtà è che l’universo è nato da un atto di creazione da parte di Allah e la sola vera conoscenza sull’origine dell’universo la si può ritrovare nella parola che il Creatore ci ha rivelato.

NOTES

2 Andrei Linde, "The Self-Reproducing Inflationary Universe", Scientific American, vol. 271, 1994, p. 48
3 George Politzer, Principes Fondamentaux de Philosophie, Editions Sociales, Paris 1954 ,p. 84 (Versione italiana: Principi elementari di filosofia, Editori Riuniti, Roma, 1977)
4 S. Jaki, Cosmos and Creator, Regnery Gateway, Chicago, 1980, p. 54
5 Stephen Hawking's A Brief History of Time A Reader's Companion (Edited by Stephen Hawking; prepared by Gene Stone), New York, Bantam Books, 1982, p. 62-63. (Versione italiana: Come leggere Stephen Hawking. Dal Big Bang ai buchi neri: vita, ricerche, idee / a cura di Stephen Hawking ; realizzato da Gene Stone, Rizzoli, Milano, 1992) 
6 Henry Margenau, Roy Abraham Vargesse. Cosmos, Bios, Theos. La Salle IL: Open Court Publishing, 1992, p. 241
7 Hugh Ross, The Creator and the Cosmos: How Greatest Scientific Discoveries of The Century Reveal God, Colorado: NavPress, revised edition, 1995, p. 76
8 William Lane Craig, Cosmos and Creator, Origins & Design, Spring 1996, vol. 17, p. 19
William Lane Craig, Cosmos and Creator, Origins & Design, Spring 1996, vol. 17, p. 19
10 William Lane Craig, Cosmos and Creator, Origins & Design, Spring 1996, vol. 17, p. 20
11 Christopher Isham, "Space, Time and Quantum Cosmology", paper presented at the conference "God, Time and Modern Physics", March 1990, Origins & Design, Spring 1996, vol. 17, p. 27
12 R. Brout, Ph. Spindel, "Black Holes Dispute", Nature, vol 337, 1989, p. 216
13 Herbert Dingle, Science at the Crossroads, London: Martin Brian & O'Keefe, 1972, p. 31-32
14 StephenHawking, A Brief History of Time, New York: Bantam Books, 1988, p. 46 (Versione italianaDal Big Bang ai buchi neri , Rizzoli, Milano, 1988) 
15 John Maddox, "Down with the Big Bang", Nature, vol. 340, 1989, p. 378
16 H. P. Lipson, "A Physicist Looks at Evolution", Physics Bulletin, vol. 138, 1980, p. 138

L’equilibrio Nell’esplosione

L’equilibrio Nell’esplosione

La potenza dell’esplosione cosmica è quindi sintonizzata con una precisione quasi incredibile alla sua forza di gravitazione. Il Big Bang non fu, evidentemente, uno scoppio più o meno casuale, bensì un’esplosione di grandezza esattamente predisposta.Paul Davies, docente di fisica teorica 17
SPAZIO
Nel primo capitolo abbiamo esaminato la creazione dell’universo dal nulla in seguito a una grande esplosione. Adesso, invece, prenderemo in considerazione le sue implicazioni.
Gli scienziati stimano che nell’intero universo esistano più di 300 miliardi di galassie. Queste presentano forme diverse (a spirale, ellittiche ecc.) e ognuna contiene all’incirca tante stelle quante sono le galassie presenti nell’universo. Attorno a una di queste stelle, il Sole, ruotano nove pianeti in grande armonia. Contando a partire dal Sole, noi tutti viviamo nel terzo di questi pianeti.
Guardiamoci intorno: quello che vediamo è un mucchio di materia disordinata sparpagliata a caso un po’ qua e un po’ là? Ovviamente no. Ma come avrebbe fatto la materia a costituire le galassie se fosse stata dispersa a caso? Perché a un certo punto la materia si è aggregata e ha formato le stelle? Com’è nato il delicato equilibrio del nostro sistema solare da un’esplosione violenta? Queste sono domande molto importanti che ci portano verso la vera domanda, ossia come si sia strutturato l’universo dopo il Big Bang.
Se il Big Bang è stato davvero un tale cataclisma, allora è ragionevole pensare che la materia si sarebbe dovuta sparpagliare ovunque a caso. Ma non è affatto così. Difatti, si è organizzata in pianeti, stelle, galassie, ammassi di galassie e superammassi di galassie. È come se una bomba esplosa in un granaio avesse causato il riversarsi del grano in sacchi ordinati e disposti direttamente sul retro di camion pronti per essere consegnati invece di far piovere ovunque i chicchi. Fred Hoyle, un coerente oppositore della teoria del Big Bang per anni, espresse la propria sorpresa innanzi a questa struttura:
La teoria del Big Bang sostiene che l’universo sia nato con un’unica esplosione. Tuttavia, come si può vedere di seguito, un’esplosione scinde semplicemente la materia, mentre il  Big Bang ha misteriosamente prodotto un effetto opposto: la materia si è agglomerata in forma di galassie.18
Che la materia prodotta dal Big Bang abbia forgiato delle forme così ordinate e organizzate è un fatto davvero straordinario. Il verificarsi di una tale armonia ci porta a vedere l’universo come il risultato della perfetta creazione di Allah.
Nel presente capitolo esamineremo e prenderemo in considerazione questa perfezione ed eccellenza straordinarie.

La velocità dell’esplosione

Paul Davies
Paul Davies: "la prova è così schiacciante da ammettere l’esistenza di un disegno cosmico consapevole."
Chi sente parlare del Big Bang ma non si concentra appieno sull’argomento, si perde lo straordinario progetto che risiede dietro l’esplosione. Ciò avviene perché l’idea di esplosione non evoca nella gente una sensazione di armonia, pianificazione o organizzazione. Difatti, vi sono un numero di aspetti enigmatici rispetto all’intricato ordine nel Big Bang.
Uno di questi ha a che vedere con l’accelerazione causata dall’esplosione. Quando questa si è verificata, sicuramente la materia deve aver iniziato a muoversi ovunque a una velocità folle. Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare. Al momento dell’esplosione deve esserci stata anche una potentissima forza attrattiva, così forte da assembrare l’intero universo in un solo punto.
Sono due le forze che entrano in gioco, e sono diverse e opposte. La forza dell’esplosione, che spinge la materia verso l’esterno e in ogni direzione, e la forza d’attrazione che cerca di resistere trattenendo tutto. L’universo è nato grazie all’equilibrio di queste due forze. Se la forza di attrazione avesse superato quella esplosiva, l’universo avrebbe ceduto.  In caso contrario, la materia sarebbe schizzata ovunque e in modo tale da non potersi ricongiungere.
Dunque quant’è stato sensibile questo equilibrio? Quanto “margine” ci sarebbe potuto essere tra le due forze?
Il fisico matematico Paul Davies, docente presso l’Università di Adelaide in Australia, ha compiuto lunghi calcoli sulle condizioni verificatesi nel momento del Big Bang da cui è uscito fuori un risultato che ha dell’incredibile. Secondo Davies, se la velocità di espansione fosse stata diversa di 10-18 secondi(un quintilionesimo di secondo), non ci sarebbe stato nessun universo. Ecco la conclusione di Davies:
Misurazioni accurate pongono la velocità di espansione [dell’universo] molto vicina a un valore critico in coincidenza col quale l’universo si sottrarrebbe alla propria gravità espandendosi per sempre. Se l’espansione fosse un pochino più lenta, il mondo intero subirebbe il collasso gravitazionale, se fosse un po’ più veloce il materiale cosmico si sarebbe disperso completamente tempo fa. È interessante chiedersi con quanta precisione il ritmo dell’espansione sia stato “sintonizzato” a questa stretta linea di divisione fra due catastrofi. Se al tempo 1 S (epoca in cui i caratteri dell’espansione erano già ben determinati) la rapidità dell’espansione si fosse discostata dal valore attuale di più di 10-18, questa lievissima differenza sarebbe bastata a far saltare il delicato equilibrio. La potenza dell’esplosione cosmica è quindi sintonizzata con una precisione quasi incredibile alla sua forza di gravitazione. Il Big Bang non fu, evidentemente, uno scoppio più o meno casuale, bensì un’esplosione di grandezza esattamente predisposta.19
Il cielo lo abbiamo costruito con la Nostra potenza e [costantemente] lo estendiamo nell'immensità; (Surat adh-Dhariyat: 47)
Bilim Teknik (periodico scientifico turco) riporta un articolo apparso su Science in cui si parla del fenomenale equilibrio della fase iniziale dell’universo:
Se la densità dell’universo fosse stata maggiore, in quel caso, stando alla Teoria della relatività di Einstein, l’universo non si sarebbe espanso per via delle forze di contrazione delle particelle atomiche, bensì si sarebbe contratto fino a diventare un punto. Se la densità iniziale fosse stata inferiore, allora l’universo si sarebbe espanso rapidamente ma, in quel caso, le particelle atomiche non si sarebbero attratte a vicenda e non si sarebbero formate né stelle né galassie. Di conseguenza, l’uomo non sarebbe mai esistito! Secondo i calcoli, la differenza tra la reale densità iniziale dell’universo e la sua densità critica, che è poco probabile che si manifesti, è inferiore all’uno percento di un quadrilione. Il che corrisponde a posizionare una matita in modo che stia in equilibrio sulla punta anche dopo un miliardo di anni…Inoltre, espandendosi l’universo, l’equilibrio diventa più sensibile.20
Persino Stephen Hawking, che in Dal Big Bang ai buchi neri tenta di spiegare la creazione dell’universo come una serie di coincidenze, è consapevole dello staordinario equilibrio nel ritmo di espansione:
Se la velocità dell'espansione, un secondo dopo il Big Bang, fosse stata minore anche solo di una parte su centomila milioni di milioni, l'universo avrebbe esaurito la sua espansione e sarebbe tornato a contrarsi prima di aver mai raggiunto il suo stato. 21
Dunque, cosa indica un equilibrio così notevole? L’unica risposta ragionevole alla domanda è che ciò rappresenti la prova di un progetto e non il frutto del caso. Nonostante la sua inclinazione materialista lo stesso Davies ammette:
È dura opporsi al fatto che l’attuale struttura dell’universo, apparentemente così sensibile alle minime alterazioni numeriche, sia stata elaborata piuttosto bene…La concordanza apparentemente miracolosa dei valori numerici che la natura ha assegnato alle sue costanti fondamentali resta la più irrefutabile prova a favore di un elemento del disegno cosmico.22 

Le quattro forze

La velocità di esplosione del Big Bang è solo uno dei notevoli stati di equilibrio al momento della creazione. Immediatamente dopo il Big Bang, le forze che regolano e organizzano l’universo in cui viviamo dovevano essere numericamente “giuste” altrimenti non ci sarebbe stato l’universo.
Si tratta delle “quattro forze fondamentali” riconosciute dalla fisica moderna. La struttura e il moto dell’universo sono governati da queste quattro forze: forza gravitazionale, forza elettromagnetica, forza nucleare forte e forza nucleare debole. Le forze nucleari forte e debole operano solo su scala atomica. Le restanti due forze (gravitazionale ed elettromagnetica) governano l’agglomerazione di atomi, in altre parole il “materiale cosmico”. Queste quattro forze fondamentali furono chiamate in causa subito dopo il Big Bang e diedero origine alla creazione degli atomi e del materiale cosmico.
Il confronto tra queste forze è illuminante perché i valori sono sorprendentemente diversi gli uni dagli altri. Eccoli riportati di seguito in unità standard internazionali: 
Forza nucleare forte: 15
Forza nucleare debole: 7.03 x 10-3 
Forza elettromagnetica:  5.90 x 10-39 
Forza gravitazionale:   3.05 x 10-12
Si noti quanto sia diversa l’intensità che presentano le quattro forze. La differenza tra la più forte (forza nucleare forte) e la più debole (forza di gravità) è di circa 25 seguito da 38 zeri! Perché deve essere così?
In Nature's Destiny, il biologo molecolare Michael Denton si occupa dell’argomento:
Michael Denton
Il biologo molecolare Michael Denton affronta un punto importante nel suo libro Nature's Destiny: How the Laws of Biology Reveal Purpose in the Universe. Secondo Denton l’universo è stato creato e concepito apposta per rendere possibile la vita umana.
Se, ad esempio, la forza di gravità fosse stata un trilione di volte più forte, allora l’universo sarebbe stato di gran lunga più piccolo e avrebbe avuto una storia più breve. Una stella nella media avrebbe posseduto una massa un trilione di volte inferiore a quella del Sole e un arco di vita di circa un anno. Dall’altra parte, se la gravità fosse stata meno potente, non si sarebbero formate né stelle né galassie. Le altre relazioni e gli altri valori non sono meno critici. Se la forza forte fosse stata anche solo leggermente più debole, l’unico elemento a restare stabile sarebbe stato l’idrogeno. Non sarebbe potuto esistere nessun altro atomo. Se fosse stata leggermente più forte in rapporto all’elettromagnetismo, allora la caratteristica stabile dell’universo sarebbe stato un nucleo atomico di soli due protoni, il che implica che non ci sarebbe stato idrogeno, e se si fossero evolute le stelle e le galassie, queste sarebbero state diverse rispetto a come sono. Chiaramente, se queste forze e costanti varie non avessero esattamente i valori che hanno, non ci sarebbero stelle, supernove, pianeti, atomi e nemmeno forme di vita.23
Paul Davies commenta come le leggi della fisica forniscano le condizioni ideali per la vita umana:
Se la natura avesse optato per una combinazione di numeri leggermente diversa, il mondo sarebbe un luogo molto diverso. Probabilmente non saremmo qui a vederlo… Scoperte recenti sul cosmo primordiale ci costringono ad accettare che l’universo in espansione è stato messo in moto con una cooperazione di strabiliante precisione.24
Arno Penzias, che insieme a Robert Wilson fu il primo a notare la radiazione cosmica di fondo (grazie alla quale ricevettero il premio Nobel nel 1965), commenta così il bellissimo progetto dell’universo:
L’astronomia ci conduce a un evento unico, un universo creato dal nulla, uno con quel giusto e delicato equilibrio necessario a fornire esattamente le condizioni richieste per consentire che abbia luogo la vita, e uno che ha un progetto di fondo (si potrebbe dire “sovranazionale”).25
Dalle loro osservazioni, gli scienziati appena citati hanno tratto un’importante conclusione.  Esaminando e riflettendo sugli incredibili equilibri e sul loro meraviglioso ordine nel disegno dell’universo non si arriva che a una verità: esistono nell’universo un disegno superiore e un’armonia perfetta. Indubbiamente l’Autore di questo disegno e di quest’armonia è Allah, che ha creato ogni cosa in modo ineccepibile. Allah richiama la nostra attenzione in uno dei Suoi versetti riguardo all’ordine nella creazione dell’universo, pianificata e calcolata in ogni particolare:
Colui Cui [appartiene] la sovranità dei cieli e della Terra, Che non si è preso figlio alcuno, Che non ha consoci nella sovranità , Che ha creato ogni cosa e le ha dato giusta misura (Surat al-Furqan: 2)

Il calcolo della probabilità confuta la "coincidenza"

Ciò che stato detto finora mostra gli straordinari equilibri tra le forze che rendono possibile la vita umana nell’universo. La velocità di esplosione del Big Bang, i valori delle quattro forze fondamentali e tutte le altre variabili che esamineremo nei capitoli a seguire e che sono vitali per l’esistenza sono stati “calibrati” con una precisione straordinaria.
Adesso faremo una breve digressione e analizzeremo la teoria del materialismo sulla coincidenza. “Coincidenza” è un termine matematico e la possibilità che si verifichi un evento può essere calcolata ricorrendo al calcolo della probabilità. Facciamolo.
LA PROBABILITÀ DELL’ESISTENZA DI UN UNIVERSO IN CUI POSSA FORMAR
I calcoli del matematico inglese Roger Penrose mostrano che la probabilità di un universo utile alla vita nato per caso è di 1 su 1010123. L’espressione "estremamente improbabile" è inadeguata a descrivere questa possibilità.
10100000000000000000000000000000000000000000
00000000000000000000000000000000000000000000
00000000000000000000000000000000000000
Tenendo conto delle variabili fisiche, quali sono le probabilità che un universo in cui si è sviluppata la vita umana sia nato per combinazione? Una su miliardi di miliardi? O trilioni di trilioni di trilioni? O di più?
Roger Penrose, un famoso matematico inglese e amico intimo di Stephen Hawking, si è posto questa domanda e ha tentato di calcolare le probabilità. Includendo quelle che, secondo lui, erano le variabili necessarie per la vita umana su un pianeta come il nostro, egli calcolò la probabilità che, tra tutti i risultati possibili del Big Bang, si creasse quell’ambiente.
Secondo Penrose, le probabilità rispetto a una tale occorrenza erano dell’ordine di 1010123 a 1.
È difficile persino immaginare cosa significhi una cifra del genere. In matematica, il valore 10123 significa 1 seguito da 123 zeri. (Il che supera il numero totale di atomi 1078 che si pensa esistano nell’intero universo). Ma la risposta di Penrose supera di gran lunga queste cifre: ossia si tratta di 1 seguito da 10123 zeri.
103 significa 1.000, mille. 10103 è un numero che ha 1 seguito da 1000 zeri. Se ci sono sei zeri, si parla di un milione; se ce ne sono nove, si parla di un miliardo; se ce ne sono dodici, si parla di un trilione e così via. Non esiste nemmeno un nome per un numero che ha 1 seguito da 10123 zeri.
In termini pratici, in matematica, una probabilità di 1 su 1050 significa "probabilità zero". Il numero di Penrose è trilioni di trilioni di trilioni di volte inferiore. Ossia, il numero di Penrose ci dice che la creazione “accidentale” o “fortuita” del nostro universo è un’impossibilità.
A proposito di questo sorprendente, numero Roger Penrose commenta:
Ciò ci indica quanto deve essere stato precisa la mira del Creatore, vale a dire un’accuratezza di una parte su 1010123. Si tratta di una cifra straordinaria. Forse non si riuscirebbe nemmeno a scriverlo per esteso nella comune notazione: sarebbe 1 seguito da 10123 zeri. Anche se scrivessimo uno 0 su ogni singolo protone e neutrone (e prendessimo in causa tutte le altre particelle di giusta misura), a un certo punto ci mancherebbe dove continuare a scrivere la cifra voluta.26
I numeri che determinano il disegno e il progetto dell’equilibrio dell’universo svolgono un ruolo cruciale e vanno al di là di ogni comprensione. Questi valori provano che l’universo non è affatto il prodotto di una coincidenza e ci mostrano, come afferma Penrose, “quanto deve essere stato preciso lo scopo del Creatore”.
Roger Penrose
Roger Penrose: "Questo numero ci indica quanto deve essere stato preciso lo scopo del Creatore”.
In realtà, non occorre ricorrere a quei calcoli per rendersi conto che l’universo non è un “prodotto di coincidenze”. Basta semplicemente guardarsi intorno, persino dai più piccoli dettagli di ciò che si vede è possibile avvertire che sia avvenuta una creazione. Come può un universo del genere, perfetto nei suoi sistemi (Sole, Terra, individui, case, auto, alberi, fiori, insetti e le altre cose che ingloba a sé) essere il risultato di atomi che si ritrovano insieme per caso dopo un’esplosione? Ogni particolare che scrutiamo è una dimostrazione della creazione e del potere supremo di Allah. Solo chi riflette coglie questi segni.
Nella creazione dei cieli e della Terra, nell'alternarsi del giorno e della notte, nella nave che solca i mari carica di ciò che è utile agli uomini, nell'acqua che Allah fa scendere dal cielo, rivivificando la terra morta e disseminandovi animali di ogni tipo, nel mutare dei venti e nelle nuvole costrette a restare tra il cielo e la Terra, in tutto ciò vi sono segni per la gente dotata di intelletto. (Surat al-Baqara:164)

La pura verità

galassia
La scienza del XX secolo ha scovato la prova categorica che l’universo è stato creato da Allah. Il principio antropico menzionato precedentemente rivela ogni particolare di un universo che è stato disegnato apposta per il genere umano e in cui non c’è spazio per il caso.
Il lato comico è che coloro che hanno scoperto tutto ciò e che sono arrivati alla conclusione che l’universo non può essere nato per caso, sono proprio gli stessi che difendono la filosofia del materialismo. Scienziati quali Paul Davies, Arno Penzias, Fred Hoyle e Roger Penrose non erano uomini di fede e, di certo, non avevano nessuna intenzione di provare l’esistenza di Allah mentre portavano avanti il proprio lavoro. È facile immaginare che arrivarono quasi controvoglia alle conclusioni sul disegno dell’universo per mano di un potere superiore.
L’astronomo americano George Greenstein lo confessa nel libro The Symbiotic Universe:
Com’è potuto capitare? [che le leggi della fisica si adeguassero alla vita]. Man mano che valutiamo tutte le prove, si presenta insistentemente il pensiero che debba entrarci un qualche agente supernaturale, o piuttosto Agente. È possibile che improvvisamente, senza volerlo, siamo incappati in una prova scientifica dell’esistenza di un Essere Supremo? È stato Dio ad apparire e a creare il cosmo in modo tanto provvidenziale a nostro beneficio?27
Da un lato, l’ateo Greenstein trascura la semplice verità; ciononostante, non può far a meno di porsi delle domande. Dall’altro, altri scienziati meno prevenuti ammettono prontamente che l’universo deve essere stato creato appositamente per consentire agli esseri umani di viverci. L’astrofisico americano Hugh Ross conclude il suo articolo "Design and the Anthropic Principle" con queste parole:
A dare origine all’universo deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire l’universo deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire il pianeta Terra deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire la vita deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente.28
Quindi la scienza prova la realtà della creazione. Di certo Allah esiste e ha creato tutto ciò che ci circonda, il visibile e l’invisibile. Lui è l’unico Creatore dello straordinario ed eccezionale equilibrio e del disegno dei cieli e della Terra.
Oggigiorno il materialismo è giunto a un punto così critico da apparire un credo superstizioso e non scientifico. Il genetista americano Robert Griffiths ha scherzosamente affermato "se per un dibattito avessimo bisogno di un ateo, mi rivolgerei al dipartimento di filosofia. Quello di fisica non è molto d’aiuto”.29
Per riassumere: qualsiasi legge e costante fisica dell’universo è stata appositamente concepita per consentire l’esistenza e la vita degli esseri umani. Nel suo libro, Il cosmo intelligente: le nuove scoperte sulla natura e l'ordine dell'universo, Davies afferma questa verità nell’ultimo paragrafo: "L’impressione dell’esistenza di un disegno globale è schiacciante".30
Indubbiamente, il disegno dell’universo è la prova del potere di Allah che si afferma. Tra le prove del Suo potere supremo e della creazione vi sono i precisi equilibri e tutti gli esseri umani. Questo risultato scoperto dalla scienza moderna è solo la rielaborazione di una verità rivelata nel Corano quattordici secoli fa:
Allah è il vostro Signore, Colui che in sei giorni ha creato i cieli e la Terra e poi si è innalzato sul Trono. Ha coperto il giorno con la notte ed essi si susseguono instancabilmente. Il Sole e la Luna e le stelle sono sottomesse ai Suoi comandi. Non è a Lui che appartengono la creazione e l'ordine? La lode [appartiene] ad Allah Signore dei mondi!. (Surat al-Araf: 54)

NOTES

17 Paul Davies, Superforce: The Search for a Grand Unified Theory of Nature, 1984, p. 184 (Versione italiana: Supeforza: Verso una teoria unficata dell'universo, Mondadori, milano, 1986)
18 Fred Hoyle, The Intelligent Universe, London, 1984, p. 184-185 (Versione italiana: L’universo intelligente, Milano, Mondatori, 1984)
19 Paul Davies, Superforce: The Search for a Grand Unified Theory of Nature, 1984, p. 184
20 Bilim ve Teknik (Science and Technics ) 201, p. 16 
21 Stephen Hawking, A Brief History Of Time, Bantam Press, London: 1988, p. 121-125
22 Paul Davies. God and the New Physics. New York: Simon & Schuster, 1983, p. 189 (Versione italiana: Dio e la nuova fisica, Mondadori, Milano, 1986)
23 Michael Denton, Nature's Destiny: How the Laws of Biology Reveal Purpose in the Universe, The New York: The Free Press, 1998, p. 12-13
24 Paul Davies. The Accidental Universe, Cambridge: Cambridge University Press, 1982, Foreword.
25 Hugh Ross, The Creator and the Cosmos, p. 122-23
26 Roger Penrose, The Emperor's New Mind, 1989; Michael Denton, Nature's Destiny, The New York: The Free Press, 1998, p. 9 (Versione italiana: La mente nuova dell’imperatore, BUR, Milano, 2004)
27 George Greenstein, The Symbiotic Universe, p. 27
28 Hugh Ross, Design and the Anthropic Principle, Reasons To Believe, CA, 1988
29 Hugh Ross, The Creator and the Cosmos, p. 123
30 Paul Davies, The Cosmic Blueprint, London: Penguin Books, 1987, p. 203 (Versione italiana: Il cosmo intelligente, CDE, Milano, 1991)